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Quando una geisha o una maiko (apprendista) si dipinge il viso con la polvere bianca che crea la loro tipica maschera è un processo molto diverso dal normale trucco delle altre donne. Il kimono lo indossano solo dopo aver terminato il make up, non possono certo correre il rischio di macchiarne la seta preziosa!

Innanzitutto detergono la pelle per liberarla da ogni impurità.

Prima di iniziare si concentrano: non saranno concessi errori, se sbaglieranno un qualunque tratto del disegno dovranno ricominciare tutto dal principio e faranno tardi al loro appuntamento.

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Naokazu, fotografata da Onihide.

La via del fiore e della luce quest’anno si accende, in città, dal 13 al 22 marzo. Vi servirà almeno un’ora per esplorare completamente i suoi 4,6 chilometri!

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Baika sai 2008: la maiko Naokazu di Kamishichiken, fotografata da Dave Lumenta.

“Il cuore di un uomo è il cuore del Giappone e finché il cuore del Giappone batterà per una geisha, entrambi sopravvivranno”.

Chi è la geisha? Non è una cortigiana e non è una moglie. Soprattutto, non è una prostituta. E’ un’opera d’arte e insieme è un’artista, che vende non il suo corpo ma l’abilità di creare un altro mondo, un mondo dove regna solo il bello, dove erotismo e seduzione sono il risultato di un lungo e difficile percorso.

Sotōri, la giovane protagonista di “Diario di una Maiko” questo lo sa bene. All’età di soli quindici anni, è stata accettata in una okiya di Kyoto. Okiya è come vengono chiamate le boarding house, quasi delle pensioni che addestrano e ospitano le giovani Maiko, le ragazze scelte per apprendere l’antica arte della seduzione. Un arte che Sotōri riconosce nelle leggiadra e soave Naoko, sensuale e famosa geisha. Per lei, Sotōri abbandonerà tutto, casa, famiglia, amori; per lei diventerà una Maiko, cioè un’apprendista geisha, così da poter rivedere ancora quella splendida creatura, terrena e insieme magica.

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“Nuda, davanti allo specchio, è tuo il corpo che cerco d’immaginare: anche il kagami dell’armadio mormora che vuole riflettere la tua immagine. Ed è la tua pelle quella che la mia mano non può accarezzare. Morbidi peli nascondono il Cuore e lo celano al mio sguardo inquieto. Esposta e disarmata, in piedi davanti al grande kagami, muovo piano un dito e, guardandomi negli occhi accesi, provo per me stessa un sentimento di puro amore”.

Sotōri persegue l’arte (gei) come vita: se per una geisha il gei è lo scopo ultimo, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, questo fa Sotōri, questo ci spiega nel suo diario.

L’autrice Miriam Bendìa, che si occupa da anni di editing letterario, stavolta ci guida attraverso le pagine di un diario, e attraverso il cuore della giovane Sotōri, e lo fa con mano sicura, con una scrittura pressocché perfetta, misurata in ogni parola, morbida e levigata proprio come la seta di un kimono.

Miriam Bendìa
Diario di una Maiko
Casadei Libri Editore
Prezzo € 16,00
Pagine: 192 con 36 foto a colori
In libreria.

Cristiana Danila Formetta

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Il Riformista, oggi a pagina 20.

“L’iniziazione inesplorata di una geisha” di Anna Mazzone

DIARIO. Spesso l’Occidente le vede come mere “intrattenitrici”. Ma dietro la formazione di una musa moderna c’è molto di più. Miriam Bendìa racconta gli sforzi, le paure e la passione di una Maiko per aggiungere l’arte.

Avete mai sfiorato lo sguardo di una geisha? Le avete mai viste correre su per le scale del tempio, sorridenti mentre il vento dolce di Kyoto prova a scompigliargli l’acconciatura austera? Le avete mai osservate coprirsi le labbra intense e abbassare gli occhi dopo una battuta mentre sorseggiano del thè verde? Le geisha sono un mistero. Lo resteranno ancora. È questo il loro incantesimo perpetuo. Non si riesce mai a toccarle fino in fondo, a conoscere l’abisso profondo che si cela dietro il loro sorriso. Per questa ragione continuano a farci sognare e a stregarci. Quando una geisha ti cammina davanti per strada con il suo passo delicato e veloce, il tempo si ferma e si resta impietriti a fissare l’incanto in movimento. Anche se è già scomparsa dalla nostra visuale, se ha voltato l’angolo ed è in un altro dove. Le geisha lasciano una scia che non si può etichettare, ma è certo che stordisce, anche se solo per un breve istante. È difficile parlare di geisha. Sono sfuggenti, come sabbia che scivola in silenzio tra le dita. Eppure, il nuovo libro di Miriam Bendìa, Diario di una Maiko della Casedei Libri riesce ad avvicinarsi molto a quel tesoro inesplorato che è la quotidianità di una geisha.

Diario di una Maiko è un’incantevole e poetica galleria dedicata a quelle muse della femminilità e dell’arte rappresentate da tutte le donne giapponesi che decidono di diventare geisha. Culturalmente, noi occidentali siamo abituati a scelte diverse, che comportano il più delle volte l’oscuramento del proprio corpo, la negazione di qualsiasi appiglio erotico e sensuale e non già la sua piena esaltazione, il suo trionfo artistico. Le geisha sono esattamente il contrario. In giapponese il loro nome è composto da due kanji: gei, che significa arte e sha, che significa persona. Le geisha, dunque, incarnano l’arte con la loro vita e all’arte sono fedeli e sempre devote. Sono danzatrici, musiciste, attrici. Le geishe compongono haiku, le brevi poesie nipponiche, e sanno affrontare discussioni letterarie e filosofiche, ma anche economiche e politiche. Tutto nella loro bocca e tra le loro dita diventa arte.

Il romanzo della Bendìa è una galleria fotografica sulle geishe.

Delicato, poetico, dinamico. I magnifici ritratti firmati da Michael Chandler scandiscono il ritmo diaristico del libro che non ha una natura documentaristica, ma piuttosto squaderna sapientemente (e dolcemente) le aspirazioni della giovane Sotori, che a quindici anni decide di seguire la sua strada per diventare una geisha. E come tutte le adolescenti del mondo Sotori ha un diario, che segna i piccoli momenti importanti della sua vita. Con orgoglio e fierezza descrive la gioia di essere stata accettata come Maiko in una okiya di Kyoto, ossia una delle tante geisha house dove un piccolo esercito di donne inizia le giovani Maiko all’arte del levigare i propri corpi, per farne opere di assoluta bellezza che possano facilmente accendere il desiderio degli uomini. La nuova Maiko impara a vestirsi, a truccarsi, a pettinarsi secondo una logica ferrea. La vita nell’okiya non è affatto semplice.
Bisogna studiare tanto e imparare in fretta. Quando si entra in una okiya si taglia il cordone ombelicale con l’esterno, con gli affetti, con la famiglia, e si entra a far parte di una sorta di mondo parallelo, fatto di obbedienza e di duro lavoro. Diventare opera d’arte è un’attività complessa, che richiede sforzo e passione. Sfogliando Diario di una Maiko ci si rende conto di quanto cuore ci sia dietro il diventare quello che noi occidentali – assai volgarmente – definiamo spesso come delle mere “intrattenitrici”.

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La maiko Ayano (彩乃), fotografata da Onihide.

Il tre marzo, in Giappone, si tiene il Festival delle Bambole: Hinamatsuri (雛祭り).

La festa risale all’epoca Heian (794-1192), quando si celebrava il terzo giorno del terzo mese nel calendario lunare (corrispondente all’attuale aprile). In quel tempo era usanza festeggiare la primavera fabbricando bambole di carta (hina) sulle quali trasferire, con una cerimonia magica, malattie e sventure che avrebbero potuto affliggere la famiglia. Era la hina-nagashi (bambola galleggiante). Esse venivano poi gettate in un fiume eseguendo riti esorcistici. Ma nel dodicesimo secolo la nobiltà trasformò la festa in un’esibizione di bambole riccamente abbigliate con i costumi della corte imperiale, quale augurio di vita prospera e di un felice matrimonio. Dopo il diciassettesimo secolo l’usanza si diffuse in tutte le classi sociali e con l’adozione del calendario gregoriano la festa, oggi, ricorre il tre marzo.

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Fotografia: la maiko Naokazu, ritratta da Dave Lumenta (Baika sai 2008).

Miriam Bendìa vi invita alla mostra “Miyabi no Mai”…

Host: Miriam Bendìa, Lorenzo Casadei, Catiuscia Cedroni e Manuela Ungaro.

Type: Music/Arts – Exhibit

Network: Global

Start Time: 28 March 2009 at 18:00   -  End Time: 03 April 2009 at 20:00

Location: Libreria Odradek

Street: Via dei Banchi Vecchi, 57

Info: odradek@tiscali.it

Description: “Miyabi no Mai”  [la perfezione nella danza]

Mostra fotografica e pittorica di artisti vari: Dave Lumenta, Michael Chandler, Masako Kurokawa e Giuseppe De Matthaeis.

dal 28 marzo 2009 – ore 18.00 (inaugurazione) al 3 aprile 2009

La performance è ispirata al romanzo “Diario di una maiko” di Miriam Bendìa (Casadei Libri Editore).

Sabato 28 marzo, dalle 18.00 in poi, cocktail party per l’inaugurazione dell’evento. A seguire un interessante workshop sul trucco tradizionale esibito dalle maiko (apprendiste geisha) di Kyoto: la consulente in estetica eubiotica Catiuscia Cedroni riprodurrà il make-up sul volto dell’attrice Manuela Ungaro. Le ospiti presenti, se lo desidereranno, potranno a loro volta sperimentare l’intrigante trucco.

Alle 19.00: reading di Manuela Ungaro che interpreterà alcune tra le più intense pagine del romanzo “Diario di una maiko”.

Ospite d’eccezione, per l’inaugurazione, il pittore Giuseppe De Matthaeis con il suo mistico dipinto dedicato alla misteriosa Yuki Onna.

Per diventare una geisha prima devi essere una maiko. Mai è la danza, ko è la fanciulla. Una maiko persegue l’arte (gei) come vita: se per una geisha il gei è vita, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, per quanto possa sembrare un’ambizione elevata agli occhi degli stranieri, è l’idea che sottende alla disciplina di una vera geiko. E nulla lei vuole con più convinzione: desidera divenire l’incarnazione vivente dell’Iki.

Miriam Bendìa vi invita a specchiarvi negli occhi di queste intriganti artiste di Kyoto, attraverso le opere d’arte raccolte nella mostra. Un’esperienza quasi surreale in cui respirare l’atmosfera di un tempo estremamente lontano da noi, al limite tra la realtà e la fantasia.

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3月 2, 2009

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La mostra Miyabi no Mai su NextExit

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Forografie: Catiuscia Cedroni dipinge il volto di Manuela Ungaro.

Come diventare una geisha? In che modo apprendere l’arte d’amare giapponese che ha affascinato, da sempre, il mondo occidentale?

Miriam Bendìa vi invita a partecipare al primo di dieci workshop dedicati a questa misteriosa scienza della seduzione.

L’evento si terrà il 28 marzo 2009, dalle ore 18.00 alle ore 20.00, presso la libreria Odradek (in via dei Banchi Vecchi 57, a Roma). Alle 18.00: cocktail party per l’inaugurazione della performance.

Per informazioni e prenotazioni: congliocchidaorientale@gmail.com

Durante lo svolgimento della serata, sarà possibile acquistare il testo che sarà la base dell’apprendimento: il romanzo Diario di una maiko di Miriam Bendìa (Casadei Libri Editore). Il volume è liberamente ispirato alla vita di una popolare geisha di Kyoto: Naosome di Kamishichiken.

Per diventare una geisha infatti prima devi essere una maiko. Mai è la danza, ko è la fanciulla.

Solo dopo aver portato a termine il tuo apprendistato da maiko, si potrà celebrare per te la cerimonia dell’erikae (letteralmente cambio del collare, nel kimono) e sarai riconosciuta ufficialmente come una geisha ossia un’artista compiuta e perfetta. Gei è l’arte, sha è la persona. Una geisha persegue l’arte (gei) come vita: se per lei il gei è vita, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, per quanto possa sembrare un’ambizione elevata agli occhi degli occidentali, è l’idea che sottende alla disciplina di una vera geiko. E nulla lei vuole con più convinzione: desidera divenire l’incarnazione vivente dell’Iki (perfezione e raffinatezza). Tradizionalmente quella della geisha è l’unica professione che richieda un tirocinio più lungo di quello di un medico, con materie che vanno dalla musica alla danza e al teatro, dal trucco alla letteratura e alla poesia, dal cerimoniale tradizionale all’etichetta giapponese, dalla cultura generale ai più vari argomenti di conversazione: se è sempre discreta, infatti, la più raffinata delle compagnie femminili non può permettersi nessuna lacuna culturale.

Ognuna delle dieci lezioni del corso sarà dedicata ad una materia in particolare, cominciando dalla scuola di trucco oshiroi, che è assai più complicata della cosmesi di tipo occidentale, e passando alla cerimonia del tè (sadoh), all’arte della calligrafia (lo shodō, 書道) e a quella di disporre i fiori (ikebana), alla gastronomia, con tutta la gamma di dolci e bevande nella realizzazione dei quali una vera geisha deve essere espertissima, alla conoscenza dei tessuti per il kimono, degli ornamenti floreali per le complicate acconciature (hana kanzashi), del portamento, definito in ogni minimo gesto e situazione, e di tutti quei dettagli che allontanano una geisha da una oiran (prostituta d’alto bordo).

Ella infatti si distingue radicalmente dalle oiran, a cominciare dal modo di portare l’obi (la fascia di seta rigida da avvolgere intorno al kimono) che viene stretta dietro invece che davanti come usano fare le cortigiane (del resto una donna costretta a togliersi quella fascia numerose volte, durante la notte, non può certo perdere tempo a legarsela dietro la schiena).

In queste dieci lezioni, ovviamente, verranno impartiti solo i primi rudimenti di una conoscenza che, a Kyoto, richiede la frequenza di una scuola speciale della durata di cinque anni. Ad ognuna delle partecipanti sarà inoltre fornita una consulenza personalizzata per approfondire il proprio percorso individuale.

Durante la prima lezione, dalle ore 18.00 nella sede della libreria Odradek a Roma, la consulente in estetica eubiotica Catiuscia Cedroni eseguirà il trucco tradizionale da maiko (apprendista geisha) su una modella d’eccezione: l’attrice Manuela Ungaro. I cosmetici utilizzati provengono direttamente da Kyoto e sono gli originali adottati dalle geisha e dagli attori di kabuki.

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Passo dopo passo, Miriam Bendìa illustrerà il significato di ogni dettaglio tipico di questo affascinante make-up.

Le ospiti presenti all’evento, se lo desidereranno, potranno quindi sperimentare su se stesse l’intrigante esperienza del trucco tradizionale.

Il workshop si svolgerà in una scenografia unica ed irripetibile: la mostra fotografica e pittorica Miyabi no Mai (la perfezione nella danza) di artisti vari: Dave Lumenta, Michael Chandler, Masako Kurokawa e Giuseppe De Matthaeis.

Vi invitiamo a specchiarvi negli occhi di queste intriganti artiste di Kyoto, attraverso le opere d’arte raccolte nell’esposizione, per conoscere idealmente Naosome, geisha di Kamishichiken, e le incantevoli maiko Naokazu, Ichimomo, Kimiyu, Manaha, Miyofuku, Toshiteru e Takahiro. Un’esperienza quasi surreale in cui respirare l’atmosfera di un tempo estremamente lontano da noi, al limite tra la realtà e la fantasia.

Alle 19.00: proiezione di un documentario in cui esperti maestri nipponici mostreranno come si svolgono la vestizione del kimono, la preparazione dell’acconciatura e il trucco nelle okiya (geisha house) di Kyoto.

Ospite d’eccezione il pittore Giuseppe De Matthaeis con il suo mistico dipinto dedicato alla terribile Yuki Onna che prenderà vita, per noi, attraverso la voce dell’attrice Manuela Ungaro.

In una stazione termale della città di Ito, nel centro del Giappone, è stata recentemente organizzata una geisha accademy per le turiste. Si potrà scegliere tra corsi di uno o due giorni, al costo di 104 o 154 euro, ed imparare l’arte del kimono, del trucco, della danza, del canto e soprattutto della seduzione. Hiromitsu Mushiaki, organizzatore dell’accademy, ha dichiarato: “Le posture e l’etichetta della geisha incarnano lo spirito dell’ospitalità, spero che le nostre studentesse possano carpire il segreto della bellezza di queste affascinanti donne giapponesi”. L’Asahi Shimbun conferma inoltre che, per un crescente numero di ragazze giapponesi, Internet e TV sono stati determinanti nell’incoraggiarle a diventare maiko. Non a caso, per la prima volta in quarant’anni, nel 2008 il numero delle maiko, a Kyoto, è arrivato a quota cento: grazie al crescente aumento d’interesse verso la cultura tradizionale delle geisha. Le apprendiste geiko sono giunte qui da ogni parte del paese, dopo aver visto uno short drama di 15 minuti, che è in onda ogni mattina e racconta la vita di una maiko, e grazie anche ad alcuni eventi organizzati per promuovere il turismo nell’Antica Capitale. Molte altre ragazze ne hanno voluto sapere di più dopo aver visitato il sito web della Kyoto Traditional Musical Art Foundation (Ookini Zaidan, おおきに財団 ), il cui scopo è quello di tramandare alle nuove generazioni la musica e la danza tradizionali.

Forse che quella della geisha sia destinata a divenire, in tutto il mondo conosciuto, la professione più ambita del terzo millennio?