“Lezione sull’Arte della geisha”: oshiroi (il trucco tradizionale)

marzo 28, 2009

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Quando una geisha o una maiko (apprendista) si dipinge il viso con la polvere bianca che crea la loro tipica maschera è un processo molto diverso dal normale trucco delle altre donne. Il kimono lo indossano solo dopo aver terminato il make up, non possono certo correre il rischio di macchiarne la seta preziosa!

Innanzitutto detergono la pelle per liberarla da ogni impurità.

Prima di iniziare si concentrano: non saranno concessi errori, se sbaglieranno un qualunque tratto del disegno dovranno ricominciare tutto dal principio e faranno tardi al loro appuntamento.

Preparano, nel palmo della mano, il bintsuke: una sorta di cera profumata.

Sfregando entrambe le mani, una contro l’altra, il bintsuke si scioglie e diviene quasi liquido.

Ora possono spalmarlo sulla pelle: iniziano dal collo, solo sul davanti e lasciano la parte posteriore a dopo, scendendo giù fino alle spalle. Quindi, con entrambe le mani, cospargono l’intero viso stando ben attente a non dimenticare nessun punto poiché la cera aiuterà la base bianca ad aderire al meglio. Al termine rimuovono l’eccesso di bintsuke dalle sopracciglia.

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Fotografie di Miriam Bendìa: libreria Odradek (Roma), Catiuscia Cedroni (consulente in estetica eubiotica) dipinge lo splendido volto dell’attrice Manuela Ungaro.

Preparano con cura il bianco make-up, quello che chiamano oshiroi, mescolando la polvere tradizionale con l’acqua fino ad ottenere una morbida pasta.

Anticamente si usava un fondotinta chiamato argilla cinese, essa conteneva del piombo ed era talmente tossica da causare la morte di molte geisha che ne facevano uso. Le fortunate sopravvissute si ritrovavano comunque, in vecchiaia, con la pelle del volto, del collo e delle spalle irrimediabilmente avvelenata. Poi, fortunatamente, quella sostanza è divenuta illegale ed oggi non si vendono più prodotti nocivi.

Usando un pennello spargono il composto sul collo, sempre davanti, scendendo verso il basso e fermandosi proprio sopra al seno. Quindi con una spugnetta iniziano a picchiettare la pelle per eliminare ogni eccesso di bianco: questo serve ad attenuarne la luminosità quasi accecante. Con la stessa spugnetta portano il bianco tolto dal collo lungo la linea centrale del naso e in mezzo alle sopracciglia, facendo molta attenzione a non andare oltre.

Riprendono quindi a spargere, con il pennello, lo oshiroi su tutto il volto incluse le labbra: si fermano poco sopra la linea delle sopracciglia, cerchiandole con cura, e lasciando scoperte le orecchie e la parte alta della fronte, proprio sotto l’attaccatura dei capelli.

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Quindi con la spugna tamponano il viso e rendono omogeneo il tutto colorando un po’ anche le parti trascurate dal pennello: resterà comunque naturale la sottile linea all’attaccatura dei capelli. Questo artifizio darà l’illusione a chi le guarda che stiano indossando proprio una maschera bianca. Sempre usando la spugna, accarezzano ogni sottile ruga del volto, specialmente intorno agli occhi e al naso, per assicurarsi che il trucco abbia ricoperto ogni tratto e con il dito dipingono lo spazio davanti ai lobi.

Preparano un altro po’ di cera e la massaggiano sul retro del collo e delle spalle fino alle scapole. Iniziano con il passare l’oshiroi sulla parte destra della nuca, sempre aiutandosi prima con il pennello e subito dopo con la spugna. Lo stesso procedimento lo ripetono sulla parte sinistra. Quando passano a colorare il centro lasciano due zone naturali, a forma di V, che dal collo scendono verso il basso.

Gli uomini giapponesi trovano molto sensuali questi due spicchi di pelle scoperta. La pelle nuda, così evidenziata sulla nuca, è un velato richiamo ad altre intime nudità che loro bramerebbero scoprire.

Ora che la maschera è creata possono applicare la cipria bianca sull’intera faccia.

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Adesso devono prestare molta attenzione e avere la mano ancora più ferma: prendono un pennello più piccolo e passano un rosa delicato prima lungo la linea lasciata, all’attaccatura dei capelli, oltre la maschera, e poi intorno agli occhi, sfumando gradualmente verso l’esterno e lasciando assolutamente bianco il naso.

Applicano invece un po’ di rosso sulle sopracciglia e dopo ne definiscono la forma con una matita marrone. Anticamente le geiko ricorrevano al carbone per scurirle ma oggi, fortunatamente per loro, esso è stato sostituito dai cosmetici moderni molto più semplici da usare.

Sempre con il rosso dipingono anche l’angolo esterno della palpebra, al di sopra delle ciglia. La quantità di rosso esibita ha un preciso significato: indica quanto tempo manca ad una maiko (apprendista) per divenire una geisha. Quindi è il momento dell’eyeliner nero e liquido, per definire meglio la forma allungata dell’occhio, e del mascara, nero anch’esso, per infoltire le ciglia.

Ultime ma non meno importanti sono le labbra.

Le dipingono con il rossetto tradizionale: il Kyo beni, il rosso di Kyoto.

Miscelano la polvere purpurea con l’acqua e aggiungono un’altra polvere per dare luminosità.

Usando un sottile pennello le maiko disegnano, con attenzione, solo il centro del labbro inferiore: un’apprendista non può ancora colorare il superiore se è solo al primo anno di scuola. Man mano che avanzerà nel grado dei suoi studi però riempirà sempre di più il labbro inferiore e poi anche quello superiore fino al raggiungimento del ruolo di geisha con le labbra perfettamente dipinte.

Per gli uomini giapponesi le labbra sottili sono considerate molto attraenti e quella morbida mezzaluna certamente li manderà in estasi.

All’inizio le giovani allieve hanno bisogno dell’aiuto altrui per truccarsi e impiegano più di un’ora a farlo per essere perfette come è loro dovere apparire. Le onesan (sorelle maggiori) invece riescono da sole a prepararsi in appena mezz’ora: devono riuscire a diventare anche loro altrettanto precise e veloci, il prima possibile.

 

Per chi volesse cimentarsi nell’esecuzione del trucco tradizionale, è possibile acquistare i cosmetici giapponesi tradizionali utilizzati dalle geisha di Kyoto (contattatemi sull’email).

 

Alla prossima lezione!

 

 

8 Responses to ““Lezione sull’Arte della geisha”: oshiroi (il trucco tradizionale)”

  1. Micol Says:

    Che meraviglia Miriam !!!
    Quanto avrei voluto partecipare a questo prezioso appuntamento…
    …una candida maschera che cela ogni imbarazzo

    Ogni bene

    Micol :)

  2. Elena Says:

    Bellissima serata! Non perderò la prossima lezione.

  3. hattCeanich Says:

    I really enjoyed reading your article, keep on posting such interesting stuff!


  4. […] geisha, infatti i cosmetici e la tecnica usati sono i medesimi che abbiamo sperimentato nelle “Lezioni sull’Arte della Geisha”: vengono per prima cosa lavorate le sopracciglia, cercando di appiattirle il più possibile con la […]


  5. […] nel mio libro, Diario di una maiko, ho dedicato un intero capitolo a questo […]

  6. consuelo Says:

    ciao puoi dirmi dove posso acquistare tutto il necessario??


  7. Ciao Consuelo,
    quando ti capiterà di andare a Kyōto potrai acquistare i cosmetici negli stessi eleganti negozi ai quali si rivolgono le geisha…
    Nel frattempo, puoi comprarli su questo sito:

    http://www.hannari-ya.com

    http://cgi.ebay.com/Geisha-Kabuki-REAL-Pro-WHITE-MAKEUP-Set-14-Pcs-SET-/290368311527?pt=LH_DefaultDomain_0&hash=item439b4cd0e7

    http://stores.ebay.com/Hannari-Ya/PROFESSIONAL-SHIRO-NURI-MAKEUP-/_i.html?_fsub=5&_sid=104186207&_trksid=p4634.c0.m322

    Qui c’è uno schema generico per utilizzarli:

    http://www.hannari-ya.com/shironuriinfo.html

    E anche nel mio libro “Diario di una maiko” dedico un intero capitolo all’argomento.

    Con gli stessi prodotti, dosati in modo diverso puoi realizzare le diverse “maschere”, quella della junior maiko, quella della senior maiko, quella della junior geisha e quella della senior geisha.

    Buon divertimento! :)


  8. […] “Lezione sull’Arte della geisha”: oshiroi (il trucco tradizionale) March 2009 7 comments and 1 Like on WordPress.com, 3 […]


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