Lezioni sull’Arte della Geisha ® [il kitsuke]

aprile 22, 2010

Lezioni sull’Arte della Geisha ® è un marchio registrato.
Per informazioni, accrediti stampa e prenotazioni riguardo ai miei workshop: congliocchidaorientale[at]gmail.com    …

10 lezioni per diventare una geisha: nella capitale è il corso del momento!

Tutti ne parlano e pochi privilegiati riescono a conquistare i posti disponibili per assistere alle affascinanti lezioni della scrittrice Miriam Bendìa sulle arti delle geisha di Kyōto.

Maurizio Costanzo ne discute ampliamente durante la sua trasmissione “L’uomo della notte” (archivio, puntate del 2/03/2010, del 30/03/2010, del 1/04/2010 e del 22/04/2010): anche lui è rimasto ammaliato da questa misteriosa figura.

Come diventare una geisha?

In che modo apprendere l’arte giapponese che ha affascinato, da sempre, il mondo occidentale?

Miriam Bendìa vi invita a partecipare ad uno dei dieci workshop da lei dedicati a questa misteriosa scienza della seduzione attraverso l’Arte.

Nell’ambito del ciclo di “Lezioni sull’Arte della Geisha”, lo staff di occhidaorientale è felice di presentare il nuovo incontro dedicato al KITSUKE (着付け) o arte della vestizione del kimono.

Durante lo svolgimento della serata, sarà disponibile il testo alla base dell’apprendimento: il romanzo Diario di una maiko di Miriam Bendìa (Casadei Libri Editore).

Ospite d’onore, la stilista di gioielli Annalisa Inesi creatrice della raffinata Collezione Geiko (ispirata agli Hana Kanzashi delle geisha e delle maiko di Kyōto.

Nella prima parte della lezione (la teoria), i partecipanti condivideranno il rito del tè e potranno assistere alla proiezione di un incantevole cortometraggio in cui una maiko (apprendista geisha) di Kyōto indossa il kimono con l’aiuto della sua okāsan (geisha madre).

Nella seconda parte della lezione (la pratica), la maestra di kimono Kanako Osawa vestirà la modella Yuki di un furisode cerimoniale (legando l’obi con un fiocco posteriore kochoran che simboleggia una tipologia di orchidea asiatica). Saranno spiegate, passo dopo passo, le varie fasi del kitsuke.

Kanako Osawa è Maestra di Kimono 1kyu dal 1992.
1kyu è il più alto livello in una scala di 3 kyu; solo con il primo shihan 1kyu si può insegnare come indossare appropriatamente il kimono.

La partecipazione al workshop è a numero chiuso; la prenotazione è obbligatoria.

Per le informazioni e per prenotare la propria partecipazione, contattare: l’email congliocchidaorientale[at]gmail.com

L’evento si terrà sabato 24 aprile, presso l’okiya di occhidaorientale (a Roma), dalle 15:00 alle 18:00.

Ogni partecipante, al momento dell’iscrizione, riceverà un gadget sul tema della lezione: per il kitsuke, l’omaggio sarà un paio di bianchi tabi (i tradizionali calzini indossati dalle geisha sotto il kimono).

Vestirsi con il kimono è un rito che né una giovane maiko né la più esperta delle geiko (geisha) può portare a compimento da sola.

Occorre la grazia di una donna unita alla forza di un uomo e le mani delle okāsan, fortunatamente, possiedono entrambe le virtù! Inoltre un fidato vestitore serve abitualmente ogni okiya (geisha house) di Kyōto, per aiutare le artiste ad indossare i loro elaborati kimono. Il compito più importante del dresser è quello di legare l’obi: esso è lungo anche due volte la statura di un uomo e largo quasi quanto le spalle di una donna, intorno alla vita di una maiko parte dai seni per arrivare  fino a sotto l’ombelico.

Mono significa cosa e il prefisso ki deriva da kiru, indossare: kimono significa semplicemente indumento. Ma non tutte le cose da indossare sono dei kimono! Oggi la principale distinzione è tra yōfuku, tenuta occidentale, e wafuku, tenuta indigena (kimono). Ormai la maggior parte delle donne giapponesi indossa quasi sempre abiti all’ultima moda. Alcune non possiedono neanche un kimono e molte hanno dimenticato come esibire quello che conservano nell’armadio: un modello nero con stampato sopra lo stemma di famiglia, il pezzo forte del loro corredo di nozze. In effetti sono rarissime le occasioni sociali alle quali non si può partecipare se non se ne possiede uno.

Le stagioni influiscono sul tipo di kimono. Al pari di una poesia haiku, un kimono deve esibire un motivo stagionale riconoscibile. La differenza tra le quattro stagioni si esprime chiaramente in tre tipi distinti di indumento, oltre che nei colori e nel motivo decorativo. Da settembre ad aprile si indossano i kimono foderati detti awase: in pesante crespo di seta con una fodera più leggera di crespo o mussola di seta. Anticamente, per la fodera, era di moda il rosso, ma ora sono più indicati il bianco pastello, il crema o il bokashi (più colori sfumati). Un awase pregiato è in assoluto il tipo più costoso che esista!

Gli awase dunque si indossano otto mesi l’anno, quelli hitoe, sfoderati, solo a maggio e, volendo, a giugno, quelli ro, ancora più leggeri, da giugno ad agosto.

Le maiko e le geiko sono destinate a cambiare il peso degli indumenti in base al calendario e non alle effettive condizioni climatiche. Il loro guardaroba quindi fa eco alle stagioni più di quello di una qualunque altra giapponese. Se per caso a maggio dovesse fare caldo, non possono indossare il kimono estivo, con la sua trama larga, disegnata appositamente per essere più fresca. Il caldo fisico che devono sopportare non è importante quanto il costume culturale che sancisce l’inizio dell’estate a giugno e non a maggio. La lunga veste formale nera (kuro mon-tsuki) del Nuovo Anno a gennaio viene sostituita dallo stesso tipo di veste ma a colori (iro mon-tsuki). A febbraio e a marzo si indossano due strati di kimono (nimae gasane). In aprile le occasioni ufficiali richiedono una veste foderata con l’orlo imbottito e a maggio una senza imbottitura. Giugno ci regala gli hitoe sfoderati, luglio il leggero crespo di seta e agosto la seta a righe a trama larga. Poi da settembre si ricomincia con l’awase.

Imparare a indossare un kimono, nel modo giusto, è uno degli aspetti più complessi dell’addestramento da maiko. Nessuno impartisce loro lezioni sull’argomento. La maggior parte delle apprendiste impara come muoversi in modo aggraziato grazie alle lezioni di danza classica giapponese. I gesti impacciati vengono comunque subito notati dalle okāsan che non si astengono, mai, dal rivolgere un severo rimprovero ad una maiko imperfetta.

Un indumento esigente come il kimono richiede lo sviluppo di una nuova personalità e occorre diverso tempo prima di acquisire la disinvoltura che si pretende da una geiko. Le prime volte nelle quali lo indossano, le maiko si affacciano dall’okiya piene di incertezze, spesso dimenticano anche il motivo pratico dell’uscita e si concentrano solo sulla camminata rischiando di perdersi nelle vie di Kyōto. Alla fine i movimenti giusti diventano naturali ma, mentre li assorbono, si rendono conto che cominciano a sviluppare una seconda anima. Non è un caso che i gesti relativamente limitati, nel linguaggio corporeo giapponese, siano calibrati sul kimono. Le maiko e le geiko sono talmente condizionate dal loro involucro di seta che anche quando indossano abiti occidentali sembrano portare tutte kimono invisibili e gesticolano come se lunghe maniche immaginarie ostacolassero realmente i movimenti delle braccia. Il kimono è una delle cose che le distingue dalle altre donne giapponesi. Loro lo indossano in modo molto più aggraziato rispetto alle signore che una volta o due l’anno, in occasione della laurea del figlio o di un matrimonio tra amici, tirano fuori l’abito tradizionale per sfoggiarlo ma poi sono, visibilmente, a disagio nella complicata veste. Ma, insieme alla naturalezza e alla grazia con le quali una geiko entra nel kimono, sono tanti altri gli indizi che la fanno riconoscere a un occhio sensibile al linguaggio della seta.

Gli elementi del kimono infatti costituiscono un vero e proprio codice sociale.

La visione posteriore di una donna inginocchiata in kimono mostra i lati migliori dell’indumento. L’obi spesso ha un notevole disegno unico (tessuto o stampato), sul retro, che forma un grande nodo piatto, nello stile comune indicato come taiko (tamburo). Questo tamburo piatto, con una superficie di circa trenta centimetri, è volutamente incorniciato dal colore a contrasto del kimono.

Per diventare una geisha prima devi essere una maiko. Mai è la danza, ko è la fanciulla.

Solo dopo aver portato a termine il tuo apprendistato da maiko, si potrà celebrare per te la cerimonia dell’erikae (letteralmente cambio del collare, nel kimono) e sarai riconosciuta ufficialmente come una geisha ossia un’artista compiuta e perfetta.  Gei è l’arte, sha è la persona.

Una geisha persegue l’arte (gei) come vita: se per lei il gei è vita, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, per quanto possa sembrare un’ambizione elevata agli occhi degli occidentali, è l’idea che sottende alla disciplina di una vera geiko. E nulla lei vuole con più convinzione: desidera divenire l’incarnazione vivente dell’Iki (perfezione e raffinatezza).

Tradizionalmente quella della geisha è l’unica professione che richieda un tirocinio più lungo di quello di un medico, con materie che vanno dalla musica alla danza e al teatro, dal trucco alla letteratura e alla poesia, dal cerimoniale tradizionale all’etichetta giapponese, dalla cultura generale ai più vari argomenti di conversazione: se è sempre discreta, infatti, la più raffinata delle compagnie femminili non può permettersi nessuna lacuna culturale.

Ognuna delle dieci lezioni del corso sarà dedicata ad una materia in particolare, cominciando dalla scuola di trucco oshiroi, che è assai più complicata della cosmesi di tipo occidentale, e passando alla cerimonia del tè (sadoh), all’arte della calligrafia (lo shodō, 書道) e a quella di disporre i fiori (ikebana), alla gastronomia, con tutta la gamma di dolci e bevande nella realizzazione dei quali una vera geisha deve essere espertissima, alla conoscenza dei tessuti per il kimono, degli ornamenti floreali per le complicate acconciature (hana kanzashi), del portamento, definito in ogni minimo gesto e situazione, e di tutti quei dettagli che allontanano una geisha da una oiran (prostituta d’alto bordo).

Ella infatti si distingue radicalmente dalle oiran, a cominciare dal modo di portare l’obi (la fascia di seta rigida da avvolgere intorno al kimono) che viene stretta dietro invece che davanti come usano fare le cortigiane (del resto una donna costretta a togliersi quella fascia numerose volte, durante la notte, non può certo perdere tempo a legarsela dietro la schiena).

In queste dieci lezioni, ovviamente, verranno impartiti solo i primi rudimenti di una conoscenza che, a Kyōto, richiede la frequenza di una scuola speciale della durata di cinque anni. Ad ognuna delle partecipanti sarà inoltre fornita una consulenza personalizzata per approfondire il proprio percorso individuale.

In una stazione termale della città di Ito, nel centro del Giappone, è stata recentemente organizzata una geisha accademy per le turiste. Si potrà scegliere tra corsi di uno o due giorni, al costo di 104 o 154 euro, ed imparare l’arte del kimono, del trucco, della danza, del canto e soprattutto della seduzione.

Hiromitsu Mushiaki, organizzatore dell’accademy, ha dichiarato: “Le posture e l’etichetta della geisha incarnano lo spirito dell’ospitalità, spero che le nostre studentesse possano carpire il segreto della bellezza di queste affascinanti donne giapponesi”.

L’Asahi Shimbun conferma inoltre che, per un crescente numero di ragazze giapponesi, Internet e TV sono stati determinanti nell’incoraggiarle a diventare maiko.

Non a caso, per la prima volta in quarant’anni, nel 2008 il numero delle maiko, a Kyoto, è arrivato a quota cento: grazie al crescente aumento d’interesse verso la cultura tradizionale delle geisha. Le apprendiste geiko sono giunte qui da ogni parte del paese, dopo aver visto uno short drama di 15 minuti, che è in onda ogni mattina e racconta la vita di una maiko, e grazie anche ad alcuni eventi organizzati per promuovere il turismo nell’Antica Capitale.

Molte altre ragazze ne hanno voluto sapere di più dopo aver visitato il sito web della Kyoto Traditional Musical Art Foundation (Ookini Zaidan, おおきに財団 ), il cui scopo è quello di tramandare alle nuove generazioni la musica e la danza tradizionali.

Forse che quella della geisha sia destinata a divenire, in tutto il mondo conosciuto, la professione più ambita del terzo millennio?

Lezioni sull’Arte della Geisha ® è un marchio registrato.

4 Responses to “Lezioni sull’Arte della Geisha ® [il kitsuke]”

  1. hayu Says:

    very nice workshop.. :-)


  2. […] lo stand potrete anche acquistare gli ultimissimi biglietti disponibili per la “Lezione sull’Arte della Geisha” del 24 […]


  3. Dopo il successo delle mie prime 10 “Lezioni sull’Arte della Geisha” (ospitate anche a “Lucca Comics”, dall’associazione Ochacaffe’), oggi comincia un nuovo ciclo di incontri.

    Innanzitutto apprenderemo l’arte del kitsuke.

    Con le fortunate allieve che sono riuscite a conquistare l’iscrizione al workshop, l’appuntamento è alle 15:00 presso il Centro di Naturopatia sito in via Emilio Praga n° 34. A dopo!

    (^_^)


  4. E’ stata una delle “Lezioni sull’Arte della Geisha” più belle che abbia mai vissuto fino ad ora,
    grazie ad Annalisa Inesi, Alessia Tino, Vanina De Vecchis, Anna Pepe, Simona Orsetti, Tatami Chic, Patcharapun Stella Charungsri Lupi, Raffaella Goglia, Paola Rufini, Eleonora Di Pasquale, Laura Ravaioli, Catiuscia Cedroni, Ilaria Bucci, Barbara P. Montruccoli
    e a tutte le splendide maiko conosciute oggi.

    Ookini!

    (^_^)


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: