Lezioni sull’Arte della Geisha ® [il trucco oshiroi]

maggio 14, 2010

Lezioni sull’Arte della Geisha ® è un marchio registrato.

Per informazioni, accrediti stampa e prenotazioni riguardo ai miei workshop: congliocchidaorientale[at]gmail.com

Naokazu by Michael Chandler/Momoyama.

10 lezioni per diventare una geisha: nella capitale è il corso del momento!

Tutti ne parlano e pochi privilegiati riescono a conquistare i posti disponibili per assistere alle affascinanti lezioni della scrittrice Miriam Bendìa sulle arti delle geisha di Kyōto.

Maurizio Costanzo ne discute ampliamente durante la sua trasmissione “L’uomo della notte” (archivio, puntate del 2/03/2010, del 30/03/2010, del 1/04/2010 e del 22/04/2010): anche lui è rimasto ammaliato da questa misteriosa figura.

Come diventare una geisha?

In che modo apprendere l’artegiapponese che ha affascinato, da sempre, il mondo occidentale?

Miriam Bendìa vi invita a partecipare ad uno dei dieci workshop da lei dedicati a questa misteriosa scienza della seduzione attraverso l’Arte.

Nell’ambito del ciclo di “Lezioni sull’Arte della Geisha”, lo staff di occhidaorientale è felice di presentare il nuovo incontro dedicato al trucco tradizionale delle geisha e delle maiko.

Durante lo svolgimento della serata, sarà disponibile il testo alla base dell’apprendimento: il romanzo Diario di una maiko di Miriam Bendìa (Casadei Libri Editore).

Ospite d’onore, la stilista di gioielli Annalisa Inesi creatrice della raffinata Collezione Geiko (ispirata agli Hana Kanzashi delle geisha e delle maiko di Kyōto).

Nella prima parte della lezione (la teoria), i partecipanti condivideranno il rito del tè e potranno assistere alla proiezione di un incantevole cortometraggio in cui una maiko (apprendista geisha) di Kyōto mostra le regole della scuola di trucco o-shiroi, decisamente più complicata della cosmesi di tipo occidentale.

Nella seconda parte della lezione (la pratica), le allieve potranno sperimentare su se stesse questa incredibile esperienza truccarsi da geisha o da maiko (a seconda delle propria inclinazione).

La partecipazione al workshop è a numero chiuso; la prenotazione è obbligatoria.

Per le informazioni e per prenotare la propria partecipazione, contattare: l’email congliocchidaorientale[at]gmail.com

L’evento si terrà sabato 22 maggio, presso l’okiya di occhidaorientale, a Roma, dalle 15:30 alle 18:30.

Ogni partecipante, riceverà un gadget (a sorpresa) sul tema della lezione.


 

Da Diario di una maiko:

“Quando mi dipingo il viso con la polvere bianca che crea la mia maschera è molto diverso dal normale trucco delle altre donne.

Il kimono lo indosso solo dopo aver terminato il make up, non posso certo correre il rischio di macchiarne la seta preziosa!

Innanzitutto detergo la pelle del viso per liberarla da ogni impurità.

Prima di iniziare mi concentro: non mi saranno concessi errori, se sbaglierò un qualunque tratto del disegno dovrò ricominciare tutto dal principio e faremo tardi al nostro appuntamento.

Mi osservo nello specchio, l’epidermide è chiara, quasi trasparente: senza la fidata maschera di neve appare fragile. Indifesa pelle di vetro che un imprevisto potrebbe infrangere in mille pezzi e sarebbe impossibile, per me, ricomporli nell’originario insieme.

Preparo, nel palmo della mano, il bintsuke: una sorta di cera profumata.

Sfregando entrambe le mani, una contro l’altra, il bintsuke si scioglie e diviene quasi liquido.

Ora posso spalmarlo sulla pelle: inizio dal collo, solo sul davanti e lascio la parte posteriore a dopo, scendendo giù fino alle spalle. Quindi, con entrambe le mani, cospargo l’intero viso stando ben attenta a non dimenticare nessun punto poiché la cera aiuterà la base bianca ad aderire al meglio. Al termine rimuovo l’eccesso di bintsuke dalle sopracciglia.

Preparo con cura il bianco make up, quello che chiamiamo oshiroi, mescolando la polvere tradizionale con l’acqua fino ad ottenere una morbida pasta. Anticamente si usava un fondotinta chiamato argilla cinese, essa conteneva del piombo ed era talmente tossica da causare la morte di molte geisha che ne facevano uso. Le fortunate sopravvissute si ritrovavano comunque, in vecchiaia, con la pelle del volto, del collo e delle spalle irrimediabilmente avvelenata. Poi, fortunatamente, quella sostanza è divenuta illegale ed oggi non si vendono più prodotti nocivi.

Usando un pennello spargo il composto sul collo, sempre davanti, scendendo verso il basso e fermandomi proprio sopra al seno. Quindi con una spugnetta inizio a picchiettare la pelle per eliminare ogni eccesso di bianco: questo serve ad attenuarne la luminosità quasi accecante. Con la stessa spugnetta porto il bianco tolto dal collo lungo la linea centrale del naso e in mezzo alle sopracciglia, facendo molta attenzione a non andare oltre. Riprendo quindi a spargere, con il pennello, lo oshiroi su tutto il volto incluse le labbra: mi fermo poco sopra la linea delle sopracciglia, cerchiandole con cura, e lascio scoperte le orecchie e la parte alta della fronte, proprio sotto l’attaccatura dei capelli. Quindi con la spugna tampono il viso e rendo omogeneo il tutto colorando un po’ anche le parti trascurate dal pennello: resterà comunque naturale la sottile linea all’attaccatura dei capelli. Questo artifizio darà l’illusione a chi mi guarda che io stia indossando proprio una maschera bianca. Sempre usando la spugna, accarezzo ogni sottile ruga del volto, specialmente intorno agli occhi e al naso, per assicurarmi che il trucco abbia ricoperto ogni tratto e con il dito dipingo lo spazio davanti ai lobi.

Preparo un altro po’ di cera e la massaggio sul retro del collo e delle spalle fino alle scapole. Inizio con il passare l’oshiroi sulla parte destra della nuca, sempre aiutandomi prima con il pennello e subito dopo con la spugna. Lo stesso procedimento lo ripeto sulla parte sinistra. Quando passo a colorare il centro lascio due zone naturali, a forma di V, che dal collo scendono verso il basso.

La mia onesan mi ha spiegato, sorridendo maliziosamente, che gli uomini trovano molto sensuali questi due spicchi di pelle scoperta. La pelle nuda, così evidenziata sulla nuca, è un velato richiamo ad altre nostre intime nudità che loro bramerebbero scoprire.

Ora che la maschera è creata posso applicare la cipria bianca sull’intera faccia. Adesso devo prestare molta attenzione e avere la mano ancora più ferma: prendo un pennello più piccolo e passo un rosa delicato prima lungo la linea lasciata, all’attaccatura dei capelli, oltre la maschera, e poi intorno agli occhi, sfumando gradualmente verso l’esterno e lasciando assolutamente bianco il naso. Applico invece un po’ di rosso sulle sopracciglia e dopo ne definisco la forma con una matita marrone. Anticamente le geiko ricorrevano al carbone per scurirle ma oggi, fortunatamente per me, esso è stato sostituito dai cosmetici moderni molto più semplici da usare. Sempre con il rosso dipingo anche l’angolo esterno della palpebra, al di sopra delle ciglia. La quantità di rosso esibita ha un preciso significato: indica quanto tempo manca a una maiko per divenire una geisha. Io per esempio lo accenno appena e, a volte, lo evito del tutto. Quindi è il momento dell’eyeliner nero e liquido, per definire meglio la forma allungata dell’occhio, e del mascara, nero anch’esso, per infoltire le ciglia.

Ultime ma non meno importanti sono le labbra.

Le dipingo con il rossetto tradizionale: il Kyo beni, il rosso di Kyōto.

Miscelo la polvere purpurea con l’acqua e aggiungo un’altra polvere per dare luminosità.

Usando un sottile pennello disegno, con attenzione, solo il centro del labbro inferiore: io non posso ancora colorare il superiore poiché sono solo al primo anno da maiko.

Mi guarda, entusiasta, la onesan: per gli uomini giapponesi le labbra sottili sono considerate molto attraenti e la mia morbida mezzaluna certamente li manderà in estasi.

Ho ancora bisogno dell’aiuto altrui per truccarmi e impiego più di un’ora a farlo per essere perfetta come è mio dovere apparire. Mi imbarazza molto dipendere da un’altra persona, in qualunque circostanza. La sorella maggiore invece riesce da sola a prepararsi in appena mezz’ora: devo riuscire a diventare anch’io altrettanto precisa e veloce, il prima possibile”.

Per diventare una geisha prima devi essere una maiko. Mai è la danza, ko è la fanciulla.

Solo dopo aver portato a termine il tuo apprendistato da maiko, si potrà celebrare per te la cerimonia dell’erikae (letteralmente cambio del collare, nel kimono) e sarai riconosciuta ufficialmente come una geisha ossia un’artista compiuta e perfetta.  Gei è l’arte, sha è la persona.

Una geisha persegue l’arte (gei) come vita: se per lei il gei è vita, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, per quanto possa sembrare un’ambizione elevata agli occhi degli occidentali, è l’idea che sottende alla disciplina di una vera geiko. E nulla lei vuole con più convinzione: desidera divenire l’incarnazione vivente dell’Iki (perfezione e raffinatezza).

Tradizionalmente quella della geisha è l’unica professione che richieda un tirocinio più lungo di quello di un medico, con materie che vanno dalla musica alla danza e al teatro, dal trucco alla letteratura e alla poesia, dal cerimoniale tradizionale all’etichetta giapponese, dalla cultura generale ai più vari argomenti di conversazione: se è sempre discreta, infatti, la più raffinata delle compagnie femminili non può permettersi nessuna lacuna culturale.

Ognuna delle dieci lezioni del corso sarà dedicata ad una materia in particolare, cominciando dalla scuola di trucco oshiroi e passando alla cerimonia del tè (sadoh), all’arte della calligrafia (lo shodō, 書道) e a quella di disporre i fiori (ikebana), alla gastronomia, con tutta la gamma di dolci e bevande nella realizzazione dei quali una vera geisha deve essere espertissima, alla conoscenza dei tessuti per il kimono, degli ornamenti floreali per le complicate acconciature (hana kanzashi), del portamento, definito in ogni minimo gesto e situazione, e di tutti quei dettagli che allontanano una geisha da una oiran (prostituta d’alto bordo).

Ella infatti si distingue radicalmente dalle oiran, a cominciare dal modo di portare l’obi (la fascia di seta rigida da avvolgere intorno al kimono) che viene stretta dietro invece che davanti come usano fare le cortigiane (del resto una donna costretta a togliersi quella fascia numerose volte, durante la notte, non può certo perdere tempo a legarsela dietro la schiena).

In queste dieci lezioni, ovviamente, verranno impartiti solo i primi rudimenti di una conoscenza che, a Kyōto, richiede la frequenza di una scuola speciale della durata di cinque anni. Ad ognuna delle partecipanti sarà inoltre fornita una consulenza personalizzata per approfondire il proprio percorso individuale.

In una stazione termale della città di Ito, nel centro del Giappone, è stata recentemente organizzata una geisha accademy per le turiste. Si potrà scegliere tra corsi di uno o due giorni, al costo di 104 o 154 euro, ed imparare l’arte del kimono, del trucco, della danza, del canto e soprattutto della seduzione.

Hiromitsu Mushiaki, organizzatore dell’accademy, ha dichiarato: “Le posture e l’etichetta della geisha incarnano lo spirito dell’ospitalità, spero che le nostre studentesse possano carpire il segreto della bellezza di queste affascinanti donne giapponesi”.

L’Asahi Shimbun conferma inoltre che, per un crescente numero di ragazze giapponesi, Internet e TV sono stati determinanti nell’incoraggiarle a diventare maiko.

Non a caso, per la prima volta in quarant’anni, nel 2008 il numero delle maiko, a Kyōto, è arrivato a quota cento: grazie al crescente aumento d’interesse verso la cultura tradizionale delle geisha. Le apprendiste geiko sono giunte qui da ogni parte del paese, dopo aver visto uno short drama di 15 minuti, che è in onda ogni mattina e racconta la vita di una maiko, e grazie anche ad alcuni eventi organizzati per promuovere il turismo nell’Antica Capitale.

Molte altre ragazze ne hanno voluto sapere di più dopo aver visitato il sito web della Kyōto Traditional Musical Art Foundation (Ookini Zaidan, おおきに財団 ), il cui scopo è quello di tramandare alle nuove generazioni la musica e la danza tradizionali.

Forse che quella della geisha sia destinata a divenire, in tutto il mondo conosciuto, la professione più ambita del terzo millennio?

Lezioni sull’Arte della Geisha ® è un marchio registrato.


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