I mille ciliegi e la magia della volpe

giugno 17, 2010

Dopo ben 14 anni, il Kabuki torna a Roma!

Il 21 e il 22 giugno, alle ore 20:00, sul palco del teatro Argentina potremo ammirare la compagnia teatrale Shochiku Grand Kabuki di Tokyo e il famoso attore Ebizo Ichikawa XI (十一代目市川海老蔵, Jūichidaime Ichikawa Ebizō all’anagrafe Takatoshi Horikoshi), figlio maggiore di Ichikawa Danjuro XII e diretto discendente della dinastia Ichikawa.

Ebizo: “From the moment I was born, my course was decided. My whole family expected me to be an actor. If I went to PE class and my legs were still painted white from the stage that was accepted – no one bullied me. I wanted to do normal things, I didn’t want my future decided for me. Even now, when all that I want is to be a great kabuki actor, I am still searching for freedom, I still have these conflicts.”

Ebizo e altri 40 attori, più 22 musicisti e 30 tra tecnici e costumisti,  saranno in scena con uno dei testi più articolati della drammaturgia Kabuki: Yoshitsune e i mille ciliegi, in tre atti, un classico nell’intenso ed energico stile aragoto. «Tutti i personaggi sono travolti dal vento della storia come i fiori di ciliegio delle terre attraversate dalla principessa e dal servo per ritrovare Yoshitsune», ci spiega Bonaventura Ruperti, della veneziana Ca’ Foscari.

Qui potete leggere la trama dello show.

La tournée (costata due milioni di euro, tutti messi a disposizione da sponsor privati), in occidente, tocca soltanto Londra oltre a Roma! Qui potete assaporare la magia della volpe-Ebizo, nella scenografia londinese

«Kabuki significa deviare, uscire dai ranghi – racconta sempre Bonaventura Ruperti – perché lo inventò una sacerdotessa esibendosi in canti e danze audaci. Così fu vietato alle donne. I ruoli femminili sono tutti sostenuti da uomini. Un teatro dell’attore più che di parola, al quale ci si prepara fin da bambini, imparando dal padre o da un maestro». Sono storie articolate come miti le favole del Kabuki. All’Argentina vedremo le gesta del guerriero Yoshitsune, sconfitto e in fuga.

Fondamentalmente esistono due stili differenti nel Kabuki: il wagoto e l’aragoto. Il primo è uno stile molto intimista quindi favorisce le rappresentazioni di sentimentali storie d’amore (è quello preferito dalla cultura di Kyōto), il secondo è uno stile decisamente più energico ed impetuoso quindi si concentra sulle avventure dei guerrieri come Yoshitsune (è quello di moda a Tokyo).

Per tutti gli appassionati di questa arte, come me, c’è un altro dono prezioso: una mostra di kimono organizzata dalla Compagnia Teatrale Shochiku (con la collaborazione della Fondazione Italia Giappone) presso l’ex Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano. Otto meravigliosi kimono di scena del repertorio classico del Kabuki saranno in esposizione, dal 12 al 15 giugno e dal 18 al 22 giugno, l’orario di visita sarà nei giorni feriali 9-15 (ore 13-15 per il 18 ), mentre sabato e domenica 12-18. Ogni pregiato costume è accompagnato da una dettagliata didascalia in cui viene indicata quale sia l’opera teatrale in cui il kimono d’epoca è stato utilizzato. Meraviglioso! Ogni kimono utilizzato dagli attori della compagnia è un vero e proprio capolavoro di seta e maestria. Purtroppo questi tesori possono essere indossati non più di tre o quattro volte dagli artisti, proprio come accade ai raffinati kimono delle geisha infatti il trucco tradizionale, il sudore e le luci del palcoscenico ne rovinano irrimediabilmente la delicata seta. E proprio come succede ai kimono esibiti dalle geiko, i costumi imperfetti devono essere messi via e sostituiti da nuovi tessuti sapientemente dipinti e ricamati.

Vi consiglio di non perdere questa mostra per entrare meglio nello spirito dello spettacolo!

Inoltre oggi, presso l’Istituto Giapponese di Cultura, c’è stata un’interessante conferenza tenuta da NAKAMURA SHIBAJYAKU e dai musicisti (in costume) di tamburi tradizionali e shamisen della compagnia Shochiku Grand Kabuki di Tokyo: dimostrazione di tecniche di recitazione, vestizione e trucco.

Ilaria Bucci ha presenziato all’evento per raccontarlo alle altre maiko delle mie “Lezioni sull’Arte della Geisha”, tra l’altro in ottima compagnia di personalità della cultura italiana del calibro di Maria Teresa Orsi, Giorgio Amitrano e Paolo Calvetti.

Teatro di Roma: “Shibajyaku Nakamura VII (nato nel 1955), secondo figlio di Jakuemon dal quale ha ereditato l’arte, ha esordito sul palco agli inizi degli anni ’60 presso il teatro Kabuki-za di Tokyo. In seguito ha preso l’attuale nome d’arte, come è consuetudine tra gli attori di Kabuki (e tra le geisha che rinunciano al loro nome famigliare a favore del nuovo appellativo derivante dalla okiya che le accoglie). Attore divenuto famoso per il suo ruolo di donna (onnagata), ovvero per il ruolo femminile che sa rappresentare in tutta la sua eleganza e ricchezza espressiva, ha impersonato egregiamente anche la principessa Yukihime nello spettacolo “Il Padiglione d’Oro” eseguito per la prima volta lo scorso anno. La sua capacità di portare sulla scena personaggi femminili, renderne emozioni e personalità tra le più diverse catturando l’essenza dell’animo delle donne, è straordinaria”.

Alla conferenza era presente anche l’ambasciatore del Giappone in Italia che ha fatto una breve ma significativa introduzione sulle origini del Kabuki.

Ambasciatore del Giappone: “Il teatro Kabuki è considerato patrimonio dell’umanità e insieme al teatro Nō e al Bunraku fa parte della tradizione artistica nipponica.

Con la parola Kabuki (ka: canto; bu: danza; ki: tecnica) si indica una forma di teatro estremamente popolare in Giappone, risalente a 400 anni fa (precisamente al 1603), ossia al periodo Edo.

Nato inizialmente da una improvvisata compagnia di danzatrici di Kyōto, guidate da Izumo no Okuni (che si professava sacerdotessa del grande santuario di Izumo), fu poi considerato immorale e nel 1629 venne proibita l’esibizione pubblica, sul palcoscenico, alle donne; ragazzi di età compresa tra i 10-20 anni presero il posto delle donne ma anche questo tipo di spettacolo venne considerato immorale dal governo giapponese. Alla fine i ruoli femminili, per impedire la censura del governo, vennero affidati a uomini adulti: nasce così la figura dell’onnagata.

In modo speculare le geisha nelle loro performance interpretano sia i ruoi femminili che quelli maschili: solo donne sul loro palco.

Il legame tra le geisha e gli attori di Kabuki è sempre stato profondo ed importante (e lo è ancora ai giorni nostri).

Pian piano il Kabuki si evolve e da semplice spettacolo con danzatori si trasforma in una vera e propria rappresentazione teatrale. Grazie al suo peculiare connubio di arti visive e musicali esso gode ancora oggi di un enorme successo, in patria e all’estero”.

La parte successiva della conferenza è stata presentata dallo stesso Nakamura che ha brillantemente introdotto le dimostrazioni sulle tecniche di recitazione, sugli strumenti musicali e sul trucco dell’onnagata.

Nakamura-san  ha spiegato come il Kabuki sia un’arte teatrale musicale; la musica che accompagna tutta la rappresentazione viene eseguita sempre con strumenti tradizionali (come lo shamisen).

E’ importante sapere che il Kabuki si basa su regole solide e ben precise e la conoscenza, da parte del pubblico, di queste regole è indispensabile per poter capire fino in fondo il significato della rappresentazione. Un esempio è il colore nero, che nel teatro Kabuki simboleggia qualcosa che non deve essere visibile al pubblico: ciò che è nero quindi non esiste. Nero è appunto il costume del regista che, dietro le quinte, ha il compito di suonare particolari legnetti. Inoltre bisogna tenere a mente che molti oggetti troppo ingombranti, nella scenografia, vengono resi in scala più piccola, in modo da essere anche più pratici per gli attori. Infine spesso compaiono sul palco degli assistenti (koken) che aiutano gli artisti a cambiarsi di costume o a spostare degli elementi scenici: gli spettatori dovranno fingere di non vederli! Ci deve essere dunque una sorta di magica complicità tra lo spettatore e l’attore. Davvero affascinante…

L’IMPORTANZA DELLA MUSICA

In questa fase, i suonatori della compagnia Shochiku (due allo shamisen e due al tamburo) hanno eseguito diversi brani:

1° Brano ) con il suono dello shamisen e del tamburo veniamo immersi in un paesaggio campestre, bucolico. La musica è lenta e descrive il tempo che trascorre lentamente e gli uomini che hanno un ritmo di vita diverso.

2° Brano ) a corte: la musica si fa più pesante e solenne per rappresentare al meglio l’atmosfera che si respirava a palazzo.

3° e 4° Brano ) scene di combattimento: la prima è di una lotta sewa-mono (dramma sociale) in cui la musica è vivace; i movimenti degli attori sono realistici. La seconda è rappresentata in stile jidai-mono (dramma storico): subentrano due giovani e talentuosi attori nella dimostrazione, i loro movimenti sono stilizzati; le note sottolineano ritmicamente ogni singolo gesto, come fosse una scena al rallentatore.

La musica nel Kabuki quindi è un elemento fondamentale in grado di rappresentare paesaggi, situazioni ma anche eventi naturali come il cadere della pioggia in un ruscello, il ruscello che diventa fiume e infine il fiume che si getta nel mare…

LA FIGURA DELL’ONNAGATA

Nel teatro Kabuki esistono tre tipi di attori :

°  attori che interpretano solamente ruoli maschili

°  attori che interpretano solamente ruoli femminili (onnagata)

°  attori che interpretano entrambe le parti.

Tutti gli attori quindi sono solo uomini, esclusivamente nel caso di ruoli di bambini (fino ai 12 anni d’età) è ammessa la presenza di bambine.

Il trucco tradizionale

A questo punto un allievo di Nakamura-san è salito sul palco ed ha iniziato la trasformazione in onnagata.

Durante tutta la fase del trucco viene indossato uno yukata, con sotto una veste bianca e rossa; questa veste è indossata solo dagli attori onnagata ed ha il compito di avvicinare il loro spirito ad una dimensione più femminile). La testa è coperta da un copricapo bianco sotto cui si raccolgono i capelli.

La fase del make up ricorda molto quello delle bellissime geisha, infatti i cosmetici e la tecnica usati sono i medesimi che abbiamo sperimentato nelle “Lezioni sull’Arte della Geisha”: vengono per prima cosa lavorate le sopracciglia, cercando di appiattirle il più possibile con la cera specifica Ishineri. Bisogna praticamente cancellare le sopracciglia naturali che verranno poi ridisegnate sopra il bianco oshiroi.

Aiutato da un compagno, si spalma sul viso, sul collo e sulla schiena il bintsuke, la cera Kabuki Abura, una sostanza profumata importante per creare una morbida base per l’oshiroi e rendere il trucco finale uniforme.

Una volta terminato, e sempre aiutato da un compagno, inizia a stendere con il pennello Itahake il bianco oshiroi, lo SHIRO-NURI Oshiroi, prima sulla schiena (formando un disegno alla base del collo chiamato bozu (bonzo) ossia “a bonzo” in quanto assomiglia alla testa calva di un bonzo (il disegno circolare rende il collo più affusolato e femminile), poi due volte sulle sopracciglia e infine sul resto del viso. Sembra davvero di veder nascere una splendida geisha!

Non tutti gli onnagata portano, sulla scena, questo trucco così particolare; questo, infatti, è riservato agli attori che interpretano ruoli di giovani donne, cortigiane o donne di alto rango.

Se invece si deve apparire come una comune donna anziana la maschera è semplicemente color carne o addirittura più scura.

Dopo aver passato l’oshiroi (che è stato, in precedenza, miscelato con l’acqua per renderlo una soffice pasta) si procede a tamponare il tutto con una spugna per eliminare ogni eccesso di liquido.

L’ultimo tocco viene dato con una impalpabile polvere bianca, soprattutto sul collo che deve risultare più bianco del viso: è la SHIRO-NURI Kona Oshiroi. Questa speciale cipria minerale dona l’aspetto finale del bianco luminoso ed opaco tipico delle geisha.

Per rendere il viso più naturale viene applicata ad hoc una polvere rosa; questo cosmetico è importante anche perché aiuta ad addolcire i tratti maschili del viso dell’attore creando delle strategiche ombre colorate: è lo SHIRO-NURI Tonoko. Una tonalità a metà tra il rosa sakura e il rosso ume: ne viene, a volte, aggiunta una piccola quantità alla pasta dell’oshiroi, in una seconda passata sul volto per dare una sfumatura più naturale al colore della parte superiore nel viso dell’artista.

A questo punto inizia ad applicare il rosso intenso sulle labbra e infine sulla parte esterna degli occhi; questo colore aiuta a sottolineare l’espressività dell’attore, soprattutto era utile nei tempi passati, quando i teatri non erano ancora ben illuminati. Adesso le luci dei riflettori sono accecanti ed impietose quindi come il kimono anche il trucco dell’attore deve essere perfetto in ogni dettaglio, altrimenti l’attento spettatore noterà ogni difetto ed imperfezione. Il tono dello SHIRO-NURI rosso Kyomizubeni ha diverse intensità: può essere acceso e vivo se il ruolo interpretato è di una giovane donna o di una donna sposata, più scuro e spento se si tratta di una donna anziana.

Infine il giovane disegna, con lo SHIRO-NURI nero, le sopracciglia che possono avere diversa forma: a mezzaluna, a foglia di bambù o semplicemente indicate come un pallino posto più in alto, rispetto al tratto naturale, all’inizio del sopracciglio (nei drammi più antichi).

Nel Kabuki si dice che quando un attore riesce a disegnare in maniera perfetta le sue sopracciglia ha raggiunto la propria maturità artistica.

Con l’applicazione di una fascia sulla testa (metsuri o habutai), che viene usata per assottigliare gli occhi, con lo scopo di renderli più femminili, la fase del trucco è terminata.

La vestizione: un kimono viola e un elegante obi nero

A differenza del trucco, i cui gesti sono molto vicini a quelli delle maiko e geiko durante la loro preparazione, la vestizione è molto rapida per ovvie esigenze di copione.

Un tempo nel teatro Kabuki venivano ammessi solamente uomini anche tra gli stessi collaboratori. Ora invece le donne sono presenti in veste di assistenti ed entrano in scena, soprattutto durante questa fase.

Nel camerino dell’onnagata sono sempre presenti due persone, una davanti e uno dietro all’attore, per aiutarlo nella rapida vestizione.

Inanzitutto l’onnagata viene aiutato ad indossare un cuscino (koshibuton) per le anche, in modo da rendere i suoi tratti maschili più vicini alla fisionomia femminile. Viene poi assistito nell’indossare due vesti sotto il kimono: il koshimaki e lo jyuban, una per la parte superiore del corpo e una per quella inferiore. In realtà le donne utilizzano un’unica veste, ma per motivi di praticità e di rapidità nel cambio teatrale tale veste è stata divisa in due.

Il kimono indossato dall’onnagata, in questo caso, è un semplice kimono viola molto lungo (susohiki), tanto da formare uno strascico come era la moda di un tempo; kimono di questo colore, o al massimo rosa, nel teatro kabuki vengono indossati dagli onnagata che interpretano i ruoli delle serve di corte. Il kimono viene quindi chiuso da un semplice obi nero già preformato (kuroobi); sempre per motivi pratici è composto da due parti separate, la fascia da avvolgere intorno ai fianchi e il fiocco da fissare con l’obijime.

Terminata la vestizione e con l’aiuto di una collaboratrice, l’attore indossa una parrucca (katsura) arricchita con diversi ed incantevoli kanzashi.

Manca solo un particolare, le mani: anch’esse infatti devono essere dipinte con il luminescente oshiroi. Vengono truccate per ultime in modo da non sporcare i preziosi kimono e le pregiate parrucche. Si passa quindi il bianco oshiroi, si tampona e infine bisogna detergere accuratamente i palmi.

Davanti al pubblico appare una bellissima donna! La trasformazione è spettacolare: l’attore è scomparso ed è apparsa una affascinante cortigiana che, magari, un tempo avrà avuto l’onore di servire una nobile principessa…

Non solo l’aspetto però deve essere femminile ma anche gli stessi movimenti, ispirati a quelli delle danze giapponesi. L’attore mostra dunque, ai nostri occhi emozionati ed increduli, come un vero onnagata simuli una dolce scena di pianto oppure corra, cadendo all’improvviso sul pavimento. Si concede infine al pubblico entusiasta, in una sfilata lungo il perimetro nella sala della conferenza. Che meraviglia!

Alla fine dell’incontro Nakamura-san ha sottolineato come il Kabuki sia un’arte totalizzante: tutti dal musicista, all’attore, al regista e ai collaboratori tecnici sono fondamentali per la buona realizzazione dell’opera. E questo è un messaggio splendido che si è percepito durante tutta la conferenza.

Le DOMANDE del pubblico

I°) Gli attori seguono una dieta o uno stile di vita particolare?

Nel caso degli onnagata è importante mantenere una linea tale da avvicinarsi il più possibile alla fisionomia femminile. E’ però fondamentale, per tutti gli attori, mantenersi in buona forma fisica poiché le rappresentazioni, soprattutto in Giappone (dove possono durare dalle 11 di mattina fino a tutto il pomeriggio), sono molto stancanti.

II°) Il Kabuki si ispira solamente alla letteratura giapponese tradizionale?
Fin dall’epoca Edo venivano proposte tematiche di vita quotidiana; al giorno d’oggi continuano ad essere scritte opere Kabuki ispirate a temi più attuali.

III° ) Da chi o cosa dipende la scelta di diventare onnagata?

La scelta del ruolo da intraprendere nella propria carriera dipende da molti fattori come: la fisicità, l’inclinazione personale e la tradizione famigliare. E’ comunque la persona più anziana della famiglia o della compagnia a guidare il giovane attore alla scelta finale.

IV° ) Qual è la fondamentale differenza tra teatro Kabuki e teatro Nō?

Domanda che ha messo in agitazione la sala e lo stesso Nakamura-san!

A rispondere è un giovane musicista, figlio di due musicisti : la mamma suona il tamburo nel teatro Kabuki e il padre suona il tamburo nel teatro Nō.

Secondo lui la differenza fondamentale è :

“Il teatro Nō è come uno scontro tra spiriti a cui il pubblico assiste in maniera distaccata.

Il teatro Kabuki invece è un continuo dialogo tra gli attori sul palco e il pubblico in sala; gli attori condividono con gli spettatori emozioni e valori morali (come il sacrificio di un vassallo per salvare il proprio padrone). Nel Kabuki il pubblico è parte della scena!”

V ) Nel teatro Kabuki viene usata la maschera?

Nel teatro Kabuki non si usa la maschera, come invece accade nel teatro Nō, a meno che il personaggio non la debba indossare per particolari esigenze di copione.

Che altro dire dopo questa immersione nella sapienza e nella magia di tanta arte…

Youkoso (benvenuto) Kabuki, in questa nostra fortunata capitale!

Ilaria Bucci & Miriam Bendìa

5 Responses to “I mille ciliegi e la magia della volpe”

  1. anna Says:

    complimenti Mry-Yukiko san!


  2. …Ookini, mia cara Hanako-chan!

    :*

    Io devo ringraziare Ilaria per il suo prezioso contributo all’articolo, con il minuzioso reportage della conferenza tenutasi all’Istituto Giapponese di Cultura.

    :)

  3. VIR Says:

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