Tatami, corda e polvere di riso

giugno 20, 2010

BONDAGEMANAGEMENT presenta:

Tatami, corda e polvere di riso.

Progetto artistico di Beatrice Gigliuto, raffinata studiosa delle arti giapponesi tradizionali e del loro rinascere nel mondo contemporaneo.

Incontro sulle arti tradizionali giapponesi.

Il workshop si divide in tre parti, con altrettanti esperti pronti ad aprire i partecipanti alle meraviglie della cultura tradizionale giapponese.


La lezione durerà tutta la giornata, dalle 10 fino alle 18, con SushiCocktail per la serata (dalle 19:00 in poi e aperto anche a chi non partecipa al corso) animato da alcune performace di Shibari a cura di MaestroBD.
In questa occasione l’okiya di occhidaorientale si trasferirà al Kisses,  a Roma, ospite di BONDAGEMANAGEMENT (la prima agenzia in Italia ad occuparsi di fetish e bondage).

Per informazioni, accrediti stampa e prenotazioni: congliocchidaorientale@gmail.com

La lezione sarà divisa in tre fasi: all’ora di pranzo, sarà offerto un rinfresco a tema.
La partecipazione al workshop è a numero chiuso; la prenotazione è obbligatoria.


Le tre anime del workshop saranno:

TATAMI: dimostrazione pratica di aikidō, ad opera di Lorenzo Casadei. L’aikidō (合気道 scritto in kanji o anche 合氣道, usando un kanji più antico) è una disciplina psicofisica giapponese praticata sia a mani nude sia con le armi bianche tradizionali del Budo giapponese di cui principalmente “ken” (spada), “jo” (bastone) e “tanto” (il pugnale). I praticanti sono chiamati aikidōka (合気道家, aikidōka). La disciplina dell’aikido fu sviluppata da Morihei Ueshiba (植芝盛平, Morihei Ueshiba), appellato dagli aikidōka Ōsensei (翁先生, Ōsensei “Grande maestro”), a cominciare dagli anni trenta del ‘900.

Lorenzo Casadei è un sapiente conoscitore di quest’arte marziale nonché  curatore di “Porte d’Oriente”, una pregiata collana di splendidi libri accomunati da uno sguardo verso quell’oriente ancora in parte sconosciuto.

Fotografie: Marco Rospo (tutti i diritti riservati).

CORDA: workshop di SHIBARI (縛り– arte del legare). L’enigmatico MaestroBD istruirà i partecipanti in questa antica arte che le geisha appresero dai samurai. La lezione permetterà agli studenti di apprendere le  antiche tecniche nipponiche per legare il corpo, con le corde di juta, rendendolo un’opera d’arte. Ad ogni coppia di allievi verranno proposte delle corde giapponesi originali, da utilizzare sia in aula sia nell’intimità della propria alcova.

Fotografie: Marco Rospo (tutti i diritti riservati).

MaestroBD è un noto maestro di Bondage che si esibisce con i suoi spettacoli e corsi in tutta Europa.  Il Bondage è una forma d’arte, quella di legare due anime attraverso una corda, creando un momento sublime. L’obiettivo di questo Rope Artist è quello di divulgare il Bondage, come attività artistica ed esperienza di coppia. “In ogni corpo si nasconde una legatura, basta seguire le corde per scoprire quale…”

Fotografie: Marco Rospo (tutti i diritti riservati).

POLVERE DI RISO: Lezione di trucco o-shiroi. Si replica a grande richiesta, dopo il successo della precedente (22 maggio 2010)!
Miriam Bendìa e la stilista di gioielli Annalisa Inesi (creatrice della raffinata Collezione Geiko, ispirata agli Hana Kanzashi – gli ornamenti floreali per capelli delle artiste di Kyōto), mostreranno passo dopo passo le regole della scuola di trucco o-shiroi, decisamente più complicata della cosmesi di tipo occidentale. Le allieve, sotto la loro guida, potranno sperimentare su se stesse questa incredibile esperienza (truccarsi da geisha o da maiko, a seconda delle propria inclinazione e del livello di apprendimento).
I cosmetici utilizzati provengono direttamente da Kyōto e sono gli originali adottati ancora oggi dalle geisha e dagli attori di kabuki.

In origine lo Shibari è nato in Giappone come una forma di incarcerazione (dal ‘400 al ‘700). In quei tempi lontani la polizia ed i samurai lo usavano come forma di prigionia. La corda assolveva a molti compiti e non veniva utilizzata solo per legare i prigionieri o per fissare l’armatura, ma anche per fermare la sella o per impastoiare i cavalli.

In Giappone non esistevano prigioni e le risorse di metalli erano scarse, in compenso abbondavano le funi di canapa e di juta. Di conseguenza veniva usata la corda per immobilizzare i prigionieri. Questa pratica è all’origine dello Hojo-justu (l’arte marziale dell’immobilizzazione dei prigionieri) e di altre arti marziali. Anche ai nostri giorni, in Giappone la polizia tiene nei furgoni un fascio di corda di canapa da usare in caso di necessità.

Secondo la tradizione del periodo Edo (1603 – 1867), quattro colori (blu, rosso, bianco e nero) erano associati in modo prestabilito alle stagioni, ai punti cardinali, ed alle quattro creature cinesi guardiane delle direzioni (drago, fenice, tigre e tartaruga). Il colore della corda cambiava in base alla stagione ed il prigioniero veniva immobilizzato verso la direzione corrispondente al colore ed alla stagione. Alla fine del periodo Edo i colori furono ridotti a due: bianco ed indaco.

La canapa veniva utilizzata per le corde di uso comune, mentre si usava la seta per le esercitazioni che venivano fatte su manichini di paglia.

L’onore degli antichi samurai era basato sul modo in cui si prendevano carico dei loro prigionieri e la tecnica con cui il prigioniero veniva legato dimostrava l’onore e lo status del samurai.

C’erano quattro regole nello Hojo-jutsu:
1. Non lasciare che il prigioniero si liberi dalla legatura.
2. Non causare danni fisici o mentali.
3. Non mostrare ad altri le proprie tecniche.
4. Eseguire una legatura esteticamente pregevole.

Esisteva anche una forma di legatura per i prigionieri nobili in cui non veniva usato alcun nodo, eppure il prigioniero non si liberava per non venir meno al proprio onore.

Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 si sviluppò una nuova forma di Hojo-justu. Questa fu chiamata Kinbaku (arte della legatura erotica) che le geisha appresero dai samurai.

Lo Shibari, meglio noto come Kinbaku, è dunque un’antica forma artistica di legatura giapponese che racchiude in sé molti stili ed utilizzi. La sua tecnica fa riferimento ad altre forme artistiche tradizionali giapponesi che le geisha studiano e praticano quali Ikebana (arte di disporre i fiori), Sumi-e (pittura con inchiostro nero) e Chanoyu (cerimonia del tè). Tra i vari utilizzi dello Shibari si possono citare: la scultura vivente dinamica, la pratica meditativa condivisa, il rilassamento profondo per la flessibilità del corpo e della mente, una forma di scambio di potere e la costrizione erotica.

Lo Shibari infatti è il risultato degli effetti della legatura, nel senso che tutti intendiamo (espressione di potere, perdita delle difese), ma è anche bellezza ed estetica (per questo si può paragonare all’Ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori, antica di sette secoli) ed è anche un massaggio piuttosto intenso, effettuato dalle corde e dai nodi, molto simile alle tecniche di agopuntura ed allo Shiatsu (una tecnica giapponese di massaggio).

Fotografie: Marco Rospo (tutti i diritti riservati).

L’arte di disporre corde e nodi sul corpo della modella con un forte senso estetico dunque riflette l’eredità culturale dell’Ikebana, evidenziando caratteristiche come sensualità, vulnerabilità e forza. D’altro canto lo Shibari non è altro che un monumento statico.

Il concetto di posizionare i nodi per stimolare i punti anatomici di pressione deriva dunque dallo Shiatsu. Un Nawashi esperto può utilizzare le sue conoscenze di massaggio e dei punti di pressione per far cadere i nodi nei posti giusti. Ci sono influenze ed effetti incrociati tra Shibari e la filosofia medica orientale dell’energia Ki, dei meridiani, e trusbo (punti di pressione), usati nello Shiatsu e in altre tecniche di Bokam (medicina orientale tradizionale).

Nello Shibari (l’atto di legare qualcuno) il nawashi (artista della corda ossia colui che compie la legatura) esegue disegni e forme geometriche che creano un meraviglioso contrasto con le curve naturali ed i recessi del corpo femminile. La consistenza e la tensione delle corde creano un contrasto visivo con la pelle liscia e le onde, sottolineando la morbidezza delle forme corporee. La modella diventa una tela e la corda è il colore ed il pennello. Questo contrasto viene ulteriormente enfatizzato dall’utilizzo di modelle dalle forme giunoniche, le cui curve generose compresse dalle corde creano forme e giochi di luci ed ombre ancora più evidenti.

Dai tempi antichi le cerimonie religiose in Giappone hanno sempre incluso corde e legamenti per simboleggiare le connessioni tra umano e divino, oltre che per demarcare lo spazio ed il tempo del sacro.

La vita quotidiana era ed è, in un certo senso, mantenuta e scandita da legature. Basti pensare al kimono delle geisha che non ha bottoni o ganci, ma viene chiuso avvolgendo intorno al corpo lunghe fasce di stoffa di varie dimensioni e misure. Le armature dei militari erano composte di tasselli di legno laccato e legati tra loro in modo elegante. I doni venivano avvolti in modo elaborato e legati con ricercatezza (e queste convenzioni vengono mantenute ancora oggi). Gli oggetti vengono avvolti in modo grazioso e funzionale nel furoshiki (panno quadrato) ed i pacchetti vengono ornati con elaborate mizuhiki (ricercatissime legature di spago di carta) in modo che la confezione sia gradevole anche alla vista oltre che per il suo contenuto.

In conclusione, l’arte della legatura giapponese è stata perfezionata nel corso dei secoli, dapprima come costrizione e successivamente anche come ornamento del corpo, e la pressione esercitata dalla corda può anche utilizzare alcune tecniche dello Shiatsu.

La legatura viene eseguita con diverse corde, ognuna delle quali assolve ad un compito preciso, e ciascuna contribuisce all’effetto globale. Ogni nodo ha il suo significato storico e tutti traggono origine dallo Hojo-jutsu.

 

Fonti: Beatrice Gigliuto e Hikari Kesho.

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