Lezioni sull’Arte della Geisha ©

novembre 17, 2010

Reading video-teatrale tratto dal romanzo Diario di una maiko di Miriam Bendìa (Casadeilibri Editore)

 

Prodotto in collaborazione tra lo staff diLezioni sull’Arte della Geisha © e laCompagnia Teatrale Indipendente AttriceContro

Fotografia di Marco Rospo.

 

Regia: Miriam Bendìa

Con: Alessandra Magrini
Sonorità, video, luci e aiuto regia: Francesco Marchese
Fotografia di scena: Marco Rospo

Costumi: Haori di Cristina Soddu in arte astriaha

Riprese video: Alessandro Antonaroli

A Roma, venerdì 3 dicembre 2010, dalle ore 20:00 presso “La riunione di condominio” (in via dei Luceri 13, nel quartiere di S. Lorenzo a Roma): aperitivo con reading a seguire.

Per informazioni, accrediti stampa e prenotazioni:

congliocchidaorientale[at]gmail.com

Se pronuncio la parola geisha, qual è la prima cosa a cui pensate?

Bene, ora cancellate dalla vostra mente tutto ciò che credete ella sia.

La geisha non è una cortigiana.
La geisha non è una bambola di porcellana con le labbra dipinte.
La geisha è innanzitutto un’artista: gei significa arte e sha è la persona.

 

Nel periodo Edo (1603-1867) la condizione della donna, nella società giapponese, era a dir poco drammatica: ella infatti doveva essere sottomessa al padre, quando era bambina, al marito, quando era adulta, e ai figli maschi, una volta anziana. Quindi per tutta la sua esistenza la donna doveva obbedire e servire il proprio padrone.

La geisha, fin da quel tempo lontano, incarnava invece gli ideali di indipendenza, orgoglio e libertà: ella era infatti l’unica donna che non passava dalla casa del padre a quella del marito ma ad una propria casa, condivisa e diretta insieme ad altre donne. Una figura storica dunque a dir poco rivoluzionaria…

A differenza delle cortigiane, le geisha non vendevano all’uomo il proprio corpo: piuttosto le geisha erano venditrici di sogni. Il karyūkai (il mondo del fiore e del salice) era un sogno, un sogno che diveniva realtà nell’intimità di una o-chaya (teahouse).

La figura della geisha infatti nasce, nel Paese del Sol Levante, anche (ma non esclusivamente) per soddisfare nell’uomo tutti quei bisogni interiori che una moglie, dedita solo all’amministrazione della casa e alla cura dei figli, non riusciva a soddisfare: ella sola donava magia, seduzione, complicità in un dialogo basato sulla parità tra i due sessi.

Questo un giapponese dell’epoca Edo cercava quando andava ad incontrare una geisha: l’esatto contrario di una donna umile e sottomessa.

Dal punto di vista dell’uomo giapponese, il ruolo della moglie e quello della geisha erano quindi complementari. Ancora oggi purtroppo, nel Paese del Sol Levante, le mogli sono spesso imprigionate nell’ambiente domestico. A differenza di quanto avviene in Occidente, in Giappone i coniugi interagiscono assai poco come coppia. Inoltre l’amore non è per forza una componente del matrimonio, neppure a livello ideale. Il matrimonio è un dovere sociale e il sesso coniugale diviene spesso solo lo strumento per assolvere ad un altro dovere: quello del concepimento. Le geisha devono essere sensuali, estrose e piene di spirito, mentre dalle mogli ci si aspettano e si perdonano discrezione, piattezza e mediocrità.

La geisha pertanto è sempre stata ed è tuttora l’unica vera donna indipendente e libera: un’icona vivente, fonte di ispirazione come modello da seguire per tutte le altre sue connazionali.

10 lezioni per diventare una geisha: nella capitale è il corso del momento!

Tutti ne parlano e pochi privilegiati riescono a conquistare i posti disponibili per assistere alle affascinanti lezioni della scrittrice Miriam Bendìa sulle arti delle geisha di Kyōto.

Il TG5 e Studio Aperto sono venuti a curiosare nell’okiya di occhidaorientale

Maurizio Costanzo ne discute ampliamente durante la sua trasmissione “L’uomo della notte” (archivio, puntate del 2/03/2010, del 30/03/2010, del 1/04/2010, del 22/04/2010 e del 1/06/2010): anche lui è rimasto ammaliato da questa misteriosa figura.

Fotografie di Marco Rospo.

Come diventare una geisha?

In che modo apprendere l’artegiapponese che ha affascinato, da sempre, il mondo occidentale?

Sotōri, la protagonista di “Diario di una maiko” (Casadeilibri Editore), ci svelerà i segreti di questa misteriosa scienza della seduzione attraverso l’Arte.

A dar vita all’incantevole maiko, per noi, sarà la voce dell’attrice Alessandra Magrini.

Attraverso i suoi occhi ammireremo ed apprenderemo come indossare un raffinato kimono, acconciando i capelli secondo lo stile tradizionale delle geisha di Kyōto e dipingendo sapientemente sul nostro volto la bianca maschera delle geiko.

L’incontro con Sotōri si terrà il 3 dicembre 2010 , presso l’okiya di occhidaorientale, a Roma, dalle ore 20:00 in poi (ore 20:00 aperitivo con spettacolo a seguire).

L’ okiya, a Kyōto, è la casa delle geisha.

L’okiya di occhidaorientale è un luogo ideale che si sposta a seconda del tema nella lezione: in questo caso si trasferirà presso La riunione di condominio (in via dei Luceri 13, nel quartiere di S. Lorenzo a Roma).

Per diventare una geisha prima devi essere una maiko. Mai è la danza, ko è la fanciulla.

Solo dopo aver portato a termine il tuo apprendistato da maiko, si potrà celebrare per te la cerimonia dell’erikae (letteralmente cambio del collare, nel kimono) e sarai riconosciuta ufficialmente come una geisha ossia un’artista compiuta e perfetta.  Gei è l’arte, sha è la persona.

Una geisha persegue l’arte (gei) come vita: se per lei il gei è vita, allora è anche vero che la sua vita deve diventare arte. Levigare la propria esistenza in un’opera d’arte, per quanto possa sembrare un’ambizione elevata agli occhi degli occidentali, è l’idea che sottende alla disciplina di una vera geiko. E nulla lei vuole con più convinzione: desidera divenire l’incarnazione vivente dell’Iki (perfezione e raffinatezza).

Tradizionalmente quella della geisha è l’unica professione che richieda un tirocinio più lungo di quello di un medico, con materie che vanno dalla musica alla danza e al teatro, dal trucco alla letteratura e alla poesia, dal cerimoniale tradizionale all’etichetta giapponese, dalla cultura generale ai più vari argomenti di conversazione: se è sempre discreta, infatti, la più raffinata delle compagnie femminili non può permettersi nessuna lacuna culturale.

Ognuna delle dieci lezioni del corso sarà dedicata ad una materia in particolare, cominciando dalla scuola di trucco oshiroi e passando alla cerimonia del tè (Sadō, 茶道, “Via del tè“), all’arte della calligrafia (lo shodō, 書道) e a quella di disporre i fiori (ikebana), alla gastronomia, con tutta la gamma di dolci e bevande nella realizzazione dei quali una vera geisha deve essere espertissima, alla conoscenza dei tessuti per il kimono, degli ornamenti floreali per le complicate acconciature (hana kanzashi), del portamento, definito in ogni minimo gesto e situazione, e di tutti quei dettagli che allontanano una geisha da una oiran (prostituta d’alto bordo).

Ella infatti si distingue radicalmente dalle oiran, a cominciare dal modo di portare l’obi (la fascia di seta rigida da avvolgere intorno al kimono) che viene stretta dietro invece che davanti come usano fare le cortigiane (del resto una donna costretta a togliersi quella fascia numerose volte, durante la notte, non può certo perdere tempo a legarsela dietro la schiena).

In queste dieci lezioni, ovviamente, verranno impartiti solo i primi rudimenti di una conoscenza che, a Kyōto, richiede la frequenza di una scuola speciale della durata di cinque anni. Ad ognuna delle partecipanti sarà inoltre fornita una consulenza personalizzata per approfondire il proprio percorso individuale.

In una stazione termale della città di Ito, nel centro del Giappone, è stata recentemente organizzata una geisha accademy per le turiste. Si potrà scegliere tra corsi di uno o due giorni, al costo di 104 o 154 euro, ed imparare l’arte del kimono, del trucco, della danza, del canto e soprattutto della seduzione.

Hiromitsu Mushiaki, organizzatore dell’accademy, ha dichiarato: “Le posture e l’etichetta della geisha incarnano lo spirito dell’ospitalità, spero che le nostre studentesse possano carpire il segreto della bellezza di queste affascinanti donne giapponesi”.

L’Asahi Shimbun conferma inoltre che, per un crescente numero di ragazze giapponesi, Internet e TV sono stati determinanti nell’incoraggiarle a diventare maiko.

Non a caso, per la prima volta in quarant’anni, nel 2008 il numero delle maiko, a Kyōto, è arrivato a quota cento: grazie al crescente aumento d’interesse verso la cultura tradizionale delle geisha. Le apprendiste geiko sono giunte qui da ogni parte del paese, dopo aver visto uno short drama di 15 minuti, che è in onda ogni mattina e racconta la vita di una maiko, e grazie anche ad alcuni eventi organizzati per promuovere il turismo nell’Antica Capitale.

Molte altre ragazze ne hanno voluto sapere di più dopo aver visitato il sito web della Kyōto Traditional Musical Art Foundation (Ookini Zaidan, おおきに財団 ), il cui scopo è quello di tramandare alle nuove generazioni la musica e la danza tradizionali.

Forse che quella della geisha sia destinata a divenire, in tutto il mondo conosciuto, la professione più ambita del terzo millennio?

Lezioni sull’Arte della Geisha ® è un marchio registrato.

4 Responses to “Lezioni sull’Arte della Geisha ©”


  1. […] a tutti gli amici che hanno partecipato ai due eventi (il 3 dicembre 2010 al reading video-teatrale presso “La riunione di condominio” e il 16 dicembre 2010 alla lezione sul trucco […]

  2. kourtnie Says:

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