Iroke Cuore di Geisha

dicembre 22, 2015

Iroke Cuore di Geisha

Mancano ancora 4 giorni al mio compleanno ma il regalo più bello me lo faccio oggi, il mio nuovo libro è pronto.   :)
“Iroke Cuore di Geisha”, da oggi lo trovate qui

Una splendida collaborazione con l’incantevole Liza Dalby.

L’esperienza più emozionante, in una casa del tè, è ammirare una geisha che canta il suo kouta (breve canzone) favorito accarezzando con le dita le tre corde di uno shamisen. I lenti accordi ritmici simulano i battiti del cuore, mentre il luccichio purpureo della bocca rimbalza da una nota all’altra e l’eco di ognuno di quei rimbalzi ti si ripercuote nel petto. I testi dei misteriosi ed antichi kouta raccontano le storie d’amore e di morte, le piccole invidie e gelosie, i drammi profondi, le rivalità artistiche e le amicizie, insomma la vita quotidiana di queste spirituali Sacerdotesse dell’Arte, sì, ma sempre con un prezioso cuore di donna avvolto dalla seta del kimono.

Liza Dalby, la prima occidentale che abbia mai avuto il privilegio di vivere nei quartieri delle geisha, ci prende per mano e ci conduce fin dentro il karyūkai: dritti nel cuore delle geisha di Kyōto.

Il libro è corredato da 35 fotografie, contiene i testi di 25 kouta in italiano, inglese e giapponese nonché 2 spartiti musicali.

 

Il mistero delle geisha

dicembre 4, 2009

La mostra Shūnga, foto di Massimo Prizzon.

E’ il momento del Giappone. A Milano si tengono diverse mostre sull’arte e l’eros del Sol Levante. E un libro di Miriam Bendìa spiega il mondo di queste artiste della vita.

Nanni Delbecchi

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Little Songs of the Geisha

settembre 17, 2008

Your heart

Flip-flops and changes

Like a marionette.

There’s someone in the shadows

Pulling your strings.

Karakuri no

Patto – kawarishi

Omae no kokoro

Kage de ito hiku

Hito ga aru

…Sto leggendo questo delizioso saggio di Liza Dalby e mi ha talmente affascinato da spingermi a proprorle di curarne la traduzione italiana, per una nuova edizione riveduta e ampliata.

Il suo mi ha stupito e reso felice, allo stesso tempo. Dunque mi metto subito al lavoro!

Grazie, cara Liza, sarà un onore collaborare con te.

Il tuo cuore

Ondeggia e muta

come una marionetta.

Qualcuno, nell’ombra,

tira i tuoi fili.

Little Songs of the Geisha, Liza Dalby.

Lanterne

agosto 16, 2008

Bon è la ricorrenza buddista più importante del Giappone. Festa delle lanterne, festa dei morti, Ognissanti buddista: sono questi i diversi nomi che la indicano. Si dice che il tredici luglio (o agosto, a seconda del calendario che si segue) le anime degli antenati facciano visita ai discendenti per ricevere offerte di cibo e fiori sugli altari domestici buddisti. Poi, il quindici o il sedici, viene loro cortesemente mostrata la via del ritorno all’oltretomba.

Uno dei modi per accompagnare indietro le anime dei defunti è okuribi, che consiste nell’accendere fuochi o lanterne a illuminare la strada. A Kyoto, la sera del sedici agosto vengono eretti falò in diversi punti delle montagne, a forma di oggetti propiziatori: una barca e il tradizionale arco quadrato torii. Il fulcro della manifestazione è rappresentato dal carattere dai, che significa grande, e viene acceso sulla montagna orientale che prende nome proprio da questo fatto: Daimonji. E’ spettacolare vedere l’intera cima di una montagna incendiata dall’enorme carattere dai. Tutta la città di Kyoto, gremita di turisti provenienti da ogni parte del Giappone, esce ad ammirare questa versione assolutamente straordinaria di okuribi.

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[Fonti: Telegraph.co.uk e The Independent world]

Nasce in Australia, a Melbourne, come Fiona Graham, ma rinasce come geisha nel distretto di Asakusa, a Tokyo.

Se desiderate far arrabbiare la brillante Sayuki dovete semplicemente citare il libro di Arthur Golden, Memorie di una geisha, o il film omonimo di Rob Marshall che ne è stato tratto.

“Io desidero raccontare la verità sul karyūkai. Purtroppo viviamo in un mondo in cui la realtà e la finzione vengono spesso confuse! Quindi, per favore, non paragonatemi a quel libro: sarebbe come paragonare le mele alle arance. Quella storia è solo un grottesco romanzo partorito dalla fantasia di un americano di mezza età…”

L’australiana è molto categorica, e un po’ ostile, nel prendere le distanze dallo scrittore: la scelta del nome però non l’aiuterà in questo obiettivo dato che è molto facile, per un occidentale, confondere Sayuri con Sayuki.

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Kouta

febbraio 3, 2006

il-primo-giorno-di-primavera1

Calligrafia realizzata dal maestro Kaieda Shumpo (Miyaji Harumi).

L’esperienza più emozionante e intima che si possa assaporare, in una o-chaya, è respirare la stessa aria di una geisha che canta, per noi, il suo kouta favorito accarezzando con le mani nude uno shamisen.

Quale genere musicale il kouta è descritto perfettamente dalla semplice traduzione del termine: letteralmente breve canzone (ko-uta).

La maggior parte di questi componimenti possono essere cantati in meno di sessanta secondi, i più lunghi si protraggono al massimo per tre o quattro minuti in tutto. Essi sono accompagnati appunto dal tradizionale shamisen, una chitarra a tre corde simile al banjo.

La difficoltà nel cantare un kouta è data dal fatto che la voce e lo strumento seguono due diversi fili, nel suono e negli intervalli, intrecciandoli però insieme come in un vivace duetto. Lo shamisen lancia la nota iniziale di una frase, guidando il cantante, ma dopo sono la complicata coordinazione dei tempi e l’abile sincronizzazione che vengono apprezzate o meno dall’ascoltatore…

Haru kaze ga

Soyo soyo to

Fuku wa uchi e to

Kono yado e

Oni wa soto e to

Ume ga ka soyuru

Oya! Ame ka yuki ka

Mama yo mama yo

Kon’ya mo ashita mo

Itsuzuke ni

Shōgazake


Il vento di primavera sussurra

Fai entrare la buona sorte!

Respira il profumo dei prugni

Scaccia i demoni!

Piove?

Nevica?

Non mi interessa…

Noi stasera

e anche domani,

brinderemo con il sake allo zenzero.

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