Who’s That Girl?

dicembre 19, 2009

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Che sia una minarai, non è in dubbio…

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Quando arriva dicembre in Giappone si preparano i mochi e, spesso, si decorano gli alberi con questi come se fossero dei bianchi fiori. Dunque anche le maiko ritengono di buon auspicio indossare dei kanzashi che esibiscano simbolici mochibana (letteralmente fiori di mochi).

L’ornamento del mese contiene anche due piccole etichette di carta bianca che simboleggiano lignei maneki: le insegne che vengono affisse all’entrata del teatro Minamiza, a dicembre, per mostrare i nomi degli attori di kabuki che si stanno esibendo all’interno.

Quale ulteriore elemento possono utilizzare anche foglie di bambù e altri portafortuna come un dado, un maneki neko (letteralmente gatto che ti chiama), un bersaglio e una freccia.

Durante la prima settimana di dicembre, le geiko (geisha nell’antico dialetto di Kyoto) e le maiko dei cinque hanamachi si recano presso il teatro Minamiza (in Gion) e assistono ad una speciale rappresentazione di kabuki, nota come Kaomise Souken (  顔見世総見、): si può tradurre, più o meno, come apparizione ad una performance o mostrare il volto. Ogni distretto partecipa in un giorno diverso.

Le geisha e le apprendiste siedono tutte insieme nel Sajiki, così gli spettatori possono ammirare anche loro oltre lo spettacolo. La vista, nell’insieme, è meravigliosa.

I migliori attori di kabuki si esibiscono al Minamiza per 26 giorni, nel mese di dicembre: la tradizione della Kaomise e dei lignei maneki ha più di trecento anni.

Le maiko, in questa occasione, chiedono ai due artisti preferiti di autografare i loro maneki.

O almeno così dovrebbe essere: in realtà se osservate le loro teste noterete che spesso le maiko di una stessa okiya hanno tutte le stesse due firme, tra i capelli (come se ci fosse una disposizione ben precisa a priori).

Il 2 dicembre Onihide ha incrociato le artiste di Gion Kobu!

La geisha Kotoha mostra il suo biglietto. Che tristezza sapere che sta per lasciare Gion: ha deciso di abbandonare la carriera per potersi sposare con il proprio compagno.

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黒川雅子日本画展

novembre 24, 2008

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Mia cara Masako,

grazie per l’invito che mi hai mandato. E’ un onore per me!

L’incenso con cui lo hai accompagnato mi porta il dolce profumo della tua arte.

Gokouun o inorimasu, per la tua preziosa mostra!

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Fotografia di Momoyama: 尚そめ.

Dopo cinque anni di pratica come maiko, se l’apprendista accetta di non sposarsi, allora si può celebrare per lei il rito dell’erikae: il cambio del collare nel kimono, da rosso a bianco, che ne segnerà il definitivo riconoscimento quale geiko.

Se, un giorno, la geisha deciderà di sposarsi dovrà rinunciare all’ambito ruolo.

A sancire la solennità dell’evento, si disegnano tre linee invece di due lungo la nuca: è il sanbonashi (tre gambe). Ovviamente l’artista indosserà per l’evento il kimono più formale, quello nero con il simbolo della okiya a cui appartiene.

In Giappone la parola matrimonio significa l’unione di destini: en musubi. Le geiko usano la stessa espressione per indicare lo speciale legame (en) che le unisce l’una all’altra. Tra la onesan (sorella maggiore) e la imoutosan (sorella minore) esiste dunque un en, una speciale affinità, che crea tra loro un vincolo difficile da sciogliere. E come si scioglie il patto stretto con nove sorsi di liquore di riso? Con il riso bollito. Secondo questa rigida etichetta, colei che, per qualunque motivo (il matrimonio, un nuovo lavoro o altro), abbandoni la comunità deve porgere una piccola ciotola di riso bollito alla onesan, alla okāsan (madre), alle insegnanti e a tutti coloro verso i quali è in debito di riconoscenza. A differenza della regola del matrimonio (un en che può essere solo rotto ma non sciolto), il mondo del fiore e del salice ammette che una delle due sorelle possa distaccarsi e le geisha sottolineano l’evento con una cerimonia: un hiki iwai (cerimonia della separazione).

Da oggi, una nuova affascinante geisha percorre le strade degli hanamachi, in Kyoto.

Infatti per l’elegante Naosome è stata celebrata la solenne cerimonia dell’erikae!

Omedetou (congratulazioni), Naosome-san!

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